Educazione e insegnamento

Fate fiabe e dintorni – Autenticità.

Autenticità: essere se stessi.

Che titolo importante!

Essere se stessi, essere autentici.

Dell’autenticità ne abbiamo sentito parlare in ogni modo, da voci provenienti da diverse scuole psico-logiche, da menti illuminate, da guru, curandere e sciamani.

Qual è il bollino di garanzia dell’autenticità?

Fata Lia ricorda che nel tornare ad essere se stessi si corrono dei rischi più o meno gravi.

Lei dice che si diventa molto diretti nella comunicazione e che diminuiscono i filtri che abitualmente usiamo nelle relazioni: ciò implica dover fare più attenzione a non ferire la sensibilità altrui, poco abituata a reggere confronti aperti e schietti.

Chi è se stesso non ha tempo di criticare perché è impegnato a perseguire i suoi obiettivi; non fa caso ai giudizi altrui perché non si giudica più.

Spesso è solitario, ma mai solo.

È considerato diverso dalla massa e facilmente non fa parte di gruppi o aggregazioni perché è un leader e di conseguenza difficilmente gregario.

C’è chi dice che per essere se stessi occorre conoscersi a fondo e mettere in campo i talenti che ci appartengono.

C’è chi scommette sul fatto che per essere se stessi serva accettare ogni parte di noi e perdonare.

Altri sostengono che per essere se stessi non occorre fare assolutamente nulla; in ogni istante della nostra vita siamo noi autentici, indipendentemente dai risultati che intendiamo ottenere.

S-creare per crearci.

Poi ci sono io, e altri come me, che nutrono la tesi che per essere autentici sia necessario s-creare, cioè divenire consapevoli dell’origine dei nostri pensieri per eliminare ogni concetto, certezza, credo o condizionamento che non sia frutto del nostro libero intelletto.

Secondo il mio punto di vista occorre liberarci di tutto ciò che abbiamo inglobato senza nemmeno pensarci; abbiamo fagocitato schemi preordinati che provenivano dall’educazione che abbiamo ricevuto e fatto nostra, per abitudine, praticità, tacito consenso.

Questo processo è tutto tranne che semplice in quanto occorre un’immane lavoro di onesta introiezione.

Serve l’ardente desiderio di prendere sacchi e valigie e riempirli di tutto il trasbordante costrutto di una vita intera e lasciarseli alle spalle, come si fa quando si decide di ripulire la soffitta di casa.

Gli scatoloni si riempiono di ricordi ormai superflui e si fa un’enormità di spazio al nuovo.

Come faccio a comprendere se un pensiero è mio o “l’ho fatto mio negli anni?

Credo che nulla potrà mai dimostrarlo in modo scientifico. Empiricamente si può affermare che se una verità mi fa stare bene, scelgo di tenerla con me in quanto funzionale alla mia serenità; in caso contrario, ho la possibilità di trasformarla in un pensiero-azione positivo per me e per la mia vita.

Facciamo un esempio: se fin da piccola mi sono sentita dire che sono intelligente e crescendo ne ho avuto conferma ottenendo buoni risultati scolastici, tengo ben stretto quell’apprezzamento e accetto quella verità per mia; se invece mi dicevano che non capivo niente, ma nelle materie che amavo studiare conseguivo buoni successi e sono riuscita a realizzarmi magari proprio in uno di quei campi, l’affermazione Non capisci niente cozza chiaramente con il risultato.

È in questo caso che ho la facoltà di discernere e chiedermi se quel commento mi è utile o posso lasciarlo andare. Non dimentichiamo che accade spesso che un adulto, il più delle volte in buonafede, proietti sul bambino le proprie paure e aspettative e che altrettanto spesso lo tratti il come lui stesso è stato trattato.

Spesso un’affermazione negativa crea sofferenza, senso di inadeguatezza e svilisce la persona, creando caos e confusione nel percorso di vita.

Quel Non capisci niente potrà condizionare amaramente le scelte di ogni essere umano che se lo è sentito ripetere costantemente e per anni tenendolo lontano dalla gioia, dalla perseveranza e dalla realizzazione.

S-creare per essere autentici.

Ecco perché più riusciamo a s-creare, più ci avviciniamo alla nostra vera natura e di conseguenza alla concretizzazione della nostra missione di vita.

Quando troviamo ciò per cui vale la pena vivere, nulla potrà più interferire nella sua, e di conseguenza nostra, manifestazione.

Ed ecco che magicamente spariscono il giudizio, la paura di non riuscire, la bassa autostima, il senso di futilità nel vivere.

L’incapacità di ricevere è una caratteristica peculiare di chi non ha ancora imparato ad essere se stesso: se non sappiamo ricevere, non sappiamo dare.

È matematica pura.

E se non sappiamo donare e donarci alla vita come possiamo ipotizzare di saper dare e darci completamente all’altro?

Nel momento in cui scopriamo che cosa siamo venuti a fare su questa Terra per onorarla, in genere iniziamo a lanciare verso il cielo i nostri pezzi di sogno, dettagli, desideri, immagini e pensieri, finché quel puzzle si completa e più o meno velocemente si tuffa a volo d’angelo nel reale.

Durante il percorso diventiamo grandi.

Semplicemente ci apriamo a ricevere ciò che conta più di ogni altra cosa al mondo per noi.

Secondo un passo della filosofia giapponese possiamo finalmente dire di aver realizzato il nostro Ikigai.

L’Ikigai non è necessariamente una impresa titanica, anzi! Il più delle volte è qualcosa di molto semplice.

È ciò che amiamo fare e che ci fa star bene.

È ciò che non ci stanca mai.

È ciò che ci fa alzare pieni di energia al mattino.

È ciò che fa emergere la nostra intima autenticità.

S-creiamo, s-creiamo con caparbietà, finché sapremo il motivo per cui abbiamo scelto di viaggiare su questo pianeta che tanto ci sfida, tanto sembra toglierci e tanto ci dà.

PS: Il mio compito è alleggerire i cuori tristi, sciogliere i pensieri lugubri, ridare speranza attraverso strumenti lievi, fatati e anche un po’ autoironici.
La leggerezza salverà il mondo.

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Per vedere le puntate precedenti di Fate fiabe e dintorni clicca qui o guarda l’elenco:

  1. Fate , fiabe e dintorni.
  2. Fate fiabe e dintorni. Giudizio.
  3. Fate, fiabe e dintorni. Fatalmente è Natale!
  4. Buon 2021 da Fatàlia.
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2 comments

  1. Oggi sto pensando profondissimo, o forse altissimo, non so : “Come si fa ad essere autentici ? ” È una domanda che si pone nel mondo che definiamo reale, oggettivo. Ma che sappiamo però non avere una consistenza reale, se ciò che percepiamo è maya ed illusione (e la scienza quantistica ci sta fornendo in proposito qualche dettaglio mirabolante.) Dunque , come fare ad essere autentici in un mondo illusorio… anche la ricerca di autenticità rischia di essere illusoria. Forse la prima cosa da far fare all’ego è accettare di essere illusione ed illusori anche noi per come crediamo di conoscerci … da qui anche “autenticità” assume un significato speciale. E oltre non riesco ad andare, per oggi 😉🤪

    1. Claudia cara. Ottima considerazione. Secondo me non dobbiamo comunque sottovalutare il fatto che siamo noi a creare il nostro sogno. Quindi assume molta importanza il COME lo viviamo ogni giorno. Anche il tempo lineare non esiste, eppure scandiamo il ritmo sonno-veglia nell’arco di 24 ore. Abbiamo un corpo fatto di materia, o così crediamo. Sentiamo bisogno di nutrirci e dissetarci, proviamo emozioni di ogni genere e se non amiamo ci spegnamo.
      Più ci avviciniamo alla nostra autenticità, più s-creiamo, più probabilmente siamo consapevoli che tutto questo è un sogno, ma almeno non avremo tradito la nostra vera natura. E, come ho scritto, c’è sempre un prezzo da pagare, ma la forza di essere se stessi ripaga ogni sacrificio (fare sacro).
      Un abbraccio forte.

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