Viaggi consapevoli

Il vaccino di Santiago- Giorno zero, imparare lo spagnolo

Roma

Giorno Zero – Partenza per Santiago

 772 km alla meta: Santiago De Compostela. 

É tutto pronto. Arrivo a Fiumicino con lo zaino pieno. Il parcheggio è vuoto. Pochissime macchine. Per entrare faccio una piccola fila: controllo biglietto, mascherina sul volto e misurazione della temperatura. L’aeroporto è vuoto e le poche persone che girano hanno il volto coperto. Tutto sembra surreale, niente urla di bambini in festa, niente baci appassionati, un due agosto diverso dagli anni passati. 

Alla fine una foto me la sono fatta

Una volta entrato cerco subito lo schermo con l’elenco dei voli, scorro con gli occhi fino al mio. Leggo un paio di volte il numero del banco check-in. Nonostante sia abituato a viaggiare solo ho sempre paura di sbagliare fila, aereo, gate. 

Mi metto in fila, sono l’unico con uno zaino, tutti gli altri hanno il trolley, e qui capisco che nessuno dei presenti sarà mio amico durante il cammino. Ci sono poche famiglie, i passeggeri sono per lo più ragazzi. Forse non sono l’unico ad avere delle paure. 

Tutti in fila in maniera composta, con mezzo viso coperto. 

Si vedono solo gli occhi. 

E subito penso a quante volte durante il lockdown avrei voluto avere degli occhi azzurri. Azzurro ghiaccio. Ma ahimè ho un banalissimo castano. 

La procedura è sempre la stessa: consegni il passaporto, imbarchi il bagaglio, ritiri il biglietto e poi via verso il gate. 

Questa volta però a rendere tutto più complesso c’è un grosso plexiglas a dividere me e la hostess attempata coperta anche lei con una mascherina, non sento quello che dice e lei si trova costretta a ripetere un paio di volte le domande. Alla fine la abbassa e mi chiede di affacciarmi oltre il plexiglas: e il Covid vada a farsi fottere. 

La sensazione è strana: non mi sembra di partire per una vacanza. Non credo che lo sia. 

Ho già prenotato la prima notte a Pamplona da dove domani partirò per il cammino. 

Un posto letto in un convento sconsacrato. Mi risale la paura di non farcela, di essere troppo solo. 

Primo cammino, prima tappa, primi chilometri da affrontare. Troppe prime volte tutte insieme.
Non ci sarà la sicurezza del sentiero di villa Pamphili dove negli ultimi giorni mi sono allenato. 

Intanto passa il tempo, mentre aspetto di imbarcarmi, un ragazzo nero con una custodia da chitarra mi passa davanti, avrà un fucile dentro… come nei migliori film di spionaggio. 

Mi supera, si siede sullo sgabello del grosso pianoforte che campeggia al centro dell’aeroporto e comincia a suonare. 

E io così, tra il deluso di non aver visto un fucile e l’estasiato dalla musica, aspetto il mio imbarco: posto 20c. 

Mi siedo, non c’è molta gente, nei tre sedili in fila quello centrale è sempre libero. C’è il solito ragazzo con la mascherina messa male che lascia il naso scoperto e c’è la signora spagnola con mascherina, guanti e visiera trasparente a nasconderle il viso lungo con gli occhiali tondi. 

C’è un’aria strana. Tutti stanno partendo per le vacanze, ma è come se ognuno di loro si sentisse in colpa, come se questo maledetto virus ci avesse tolto il diritto di essere sereni.

Dobbiamo aver paura. 

Di tutto.

L’aereo si impenna, si stacca da terra e mentre tutti seguono distrattamente il balletto delle hostess che ci indicano le uscite di sicurezza, mi prende ancora quella maledetta paura di non farcela. 

Mentre penso a tutto questo, mentre le hostess avvisano che non ci sarà alcun tipo di servizio catering durante il volo a causa di questo cazzo di Covid, mi trovo costretto ad alzarmi per prendere un bicchiere di acqua, in un attimo la punta dell’aereo si abbassa e la voce di un’assistente di volo in passato piacevole annuncia l’arrivo a Madrid. 

È inevitabile, ma solo per gli altri, fare amicizia con il compagno di fila. 

Io sono seduto accanto alla spagnola scafandrata ed è evidente che lei non abbia alcun desiderio di parlare con me. 

Ascoltando la conversazione dietro di me non trattengo il sorriso nel sentire una ragazza italiana chiacchierare con uno spagnolo. 

Lei alza la voce come se lui fosse sordo e usa i verbi all’infinito: MIA FAMIGLIA ABITARE A CANARIE! 

Lui risponde in spagnolo parlando semplicemente. 

Il mio sorriso fa fatica a non trasformarsi in una risata quando lei, girandosi verso quello che credo fosse il fidanzato, gli dice: PARLA SPAGNOLO, MA MI CAPISCE! 

Ecco forse è proprio questo che vado a togliermi di dosso. 

Il maledetto vizio di giudicare tutti, l’arroganza e la voglia irrefrenabile di dire la mia su tutto. Su ogni cazzo di argomento. 

Chi sono io, in fondo, per smorzare l’entusiasmo quasi infantile di una ragazza nel capire che sostanzialmente lo spagnolo non è altro che l’italiano con la ESSE finale? 

Puoi seguire il viaggio di Massi sul suo profilo Instagram @mase.ph

Qui puoi recuperare tutte le tappe del viaggio di Massi.

Se sei interessato al Cammino di Santiago leggi la recensione di “Sei vie per Santiago, il film presente nel nostro catalogo.

Rispondi