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Shambala: la vita segreta dell’anima

Per chi ha una passione verso l’Oriente, o verso l’esplorazione e l’esoticismo, o per chi segue le dottrine buddhiste, il nome Shambala non suonerà per nulla nuovo. Al pari di El Dorado, o di Atlantide, Shambala è un luogo il cui nome compare in diversi resoconti di epoche antiche. Sepolto dallo scorrere del tempo, dalla frammentarietà delle fonti, dall’incomprensibilità delle lingue antiche, questo luogo si allontana dalla percezione storica per fondersi con la dimensione mitica.

Eppure, il nome di Shambala evoca qualcosa. Di che parlavano gli antichi bramani nei testi vedici, quando descrivevano questo regno perfetto, nascosto tra le montagne dell’Himalaya? Cosa si nasconde dietro all’aura misteriosa che si è creata intorno a un luogo che sembra oramai sospeso nel tempo e nello spazio, sconosciuto eppure familiare a molti?

Shambala – La vita segreta dell’anima cerca di dare una risposta a questo dilemma, esplorando gli immensi territori del Tibet, parlando con i Lama e con la gente comune per avere risposte, e allo stesso tempo parlando con teosofi e spiritualisti, per indagare la dimensione più immateriale di questo regno.

A metà tra reale e metaforico

La domanda centrale da cui si parte è, ovviamente, solo una: Shambala esiste realmente, o è solo una metafora? Piuttosto che scegliere una sola strada, il regista Andrea Canetta decide di biforcare la sua esplorazione, indagando entrambi gli aspetti della questione.

Una parte del documentario si svolge quindi in Francia, in Italia e nel resto del mondo, dove vengono raccolte le testimonianze di esperti, orientalisti e ricercatori, per raccontare i loro tentativi di rintracciare il regno perduto.

Un’altra parte compie una ricerca in loco: tra le montagne del Tibet, nelle strade delle sue città, dentro i templi di montagna. Attraverso domande, inchieste e indagini, l’esplorazione si addentra nelle terre più misteriose della regione, dove il folclore si mescola alla storiografia. In villaggi di pastori, dove quasi nessuno conosce il nome Shambala, fino a remote località dove gli anziani raccontano di porte nella roccia montana che avrebbero potuto condurre fino al regno segreto.

Un regno che esiste in ognuno di noi

Forse dovremmo giudicare l’ambiguità di queste affermazioni come incompletezza? O forse approssimazione? Oppure, come Canetta cerca di fare, giudicarle come la vera essenza di un luogo segreto, condiviso da tutti noi, che non ha una collocazione fisica perché le sue fondamenta sono state gettate nel mondo spirituale, tanti anni fa?

I racconti dei teosofi di strabilianti meditazioni, incontri con esseri divini capaci di aiutarli a giungere a conoscenze sepolte altrimenti irraggiungibili, si incontrano e completano con le storie narrate dagli antichi Veda, tramandate dai Lama attraverso lingue vecchie migliaia di anni.

Solo guardando all’ambivalenza della ricerca condotta da questo documentario, possiamo catturare un lampo di cosa sia veramente Shambala, il regno dello spirito che dimora sopra tutti noi. Così facendo, apriamo la nostra percezione a uno stato di conoscenza superiore, un vero e proprio regno di beatitudine interiore. Ci apriamo, senza remore, a una geografia senza mappe e senza luoghi, che segue mete e destinazioni diffuse non solo sulla terra materiale, ma anche nelle maree dello spirito.
 

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