Il valore delle cose inutili
- Redazione UAM.TV

- 4 ore fa
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Arte, silenzio, lentezza e contemplazione: tutto ciò che non produce profitto, ma rende la vita più umana.

Ci hanno insegnato a misurare tutto. Tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
Viviamo in un tempo in cui quasi ogni cosa deve giustificare la propria esistenza attraverso un’utilità immediata. Quanto produce. Quanto rende. Quanto ottimizza. Anche il tempo sembra non poter più esistere se non viene “sfruttato” nel modo corretto. Eppure alcune delle esperienze più importanti della vita sfuggono completamente a questa logica. Una passeggiata senza meta. Una conversazione lunga fino a notte fonda. Il silenzio. La musica ascoltata senza fare altro. Un film che ci lascia inquieti per giorni. Un tramonto osservato senza fotografarlo. Un libro letto lentamente. Un abbraccio. Una poesia. Cose apparentemente inutili. E forse proprio per questo profondamente umane.
L’ossessione della produttività
La società contemporanea tende a trasformare tutto in prestazione. Anche il benessere personale viene spesso raccontato come un investimento: meditare per essere più efficienti, dormire meglio per lavorare di più, allenarsi per produrre di più, leggere per migliorare le performance cognitive. Persino il riposo sembra aver perso il diritto di esistere da solo. Deve servire a qualcosa. Ma cosa succede quando ogni momento della nostra vita viene piegato all’idea di rendimento?
Succede che lentamente perdiamo il contatto con la gratuità dell’esistenza. Con tutto ciò che non ha uno scopo preciso ma nutre comunque qualcosa di profondo dentro di noi. L’arte non serve a nulla nel senso economico del termine. La contemplazione non produce PIL. La gentilezza non genera profitto immediato. Eppure senza queste cose la vita si svuota.
La bellezza non è efficiente
Un bosco non è efficiente. Una canzone non è efficiente. Una carezza non è efficiente. Eppure sono proprio queste esperienze a restituirci spesso la percezione più autentica di essere vivi. La natura non ha fretta. Un gatto che dorme al sole non sta “ottimizzando” il proprio tempo. Un bambino che gioca non pensa alla produttività. Esiste semplicemente dentro il momento.
Forse una parte della nostra sofferenza nasce proprio dall’aver dimenticato questa dimensione essenziale dell’esistenza. Abbiamo riempito le giornate di stimoli e obiettivi, ma spesso ci sentiamo svuotati proprio perché manca ciò che non può essere misurato.
Le cose inutili ci salvano
Molti dei momenti che ricordiamo davvero non sono quelli produttivi. Ricordiamo una risata improvvisa. Una notte passata a parlare. Una musica ascoltata in macchina sotto la pioggia. Il profumo di una casa. Un vecchio film visto nel momento giusto. Una frase letta anni fa che ancora ci accompagna. Sono esperienze che non “servivano” a nulla. Ma che hanno costruito il nostro mondo interiore.
Forse è proprio questo il punto: le cose inutili non servono a produrre. Servono a trasformare. In un’epoca che ci vuole costantemente performanti, concedersi tempo per qualcosa che non genera profitto è quasi un atto di resistenza. Significa ricordarsi che non siamo macchine da ottimizzare ma esseri umani da coltivare.
Recuperare lo spazio del superfluo
Il superfluo, spesso, è ciò che rende sopportabile il necessario. Senza arte, senza immaginazione, senza lentezza, senza gioco, la vita rischia di ridursi a una sequenza di funzioni biologiche e obblighi sociali.
Forse dovremmo ricominciare a difendere ciò che non produce risultati immediati. Leggere senza fretta. Ascoltare davvero. Restare in silenzio senza sentirci in colpa. Creare qualcosa anche se non diventerà mai utile. Guardare un film non per “consumare contenuti”, ma per lasciarci attraversare da una storia. Perché esistono cose che non servono a niente. E proprio per questo servono moltissimo.
Citazione d’autore
“Non è utile ciò che ci rende più produttivi. È utile ciò che ci rende più umani.”
Nuccio Ordine
Consiglio consapevole
Questa settimana prova a dedicare almeno un’ora a qualcosa che non abbia alcuno scopo pratico. Senza trasformarla in un obiettivo. Senza documentarla. Senza aspettarti un risultato. Solo per il piacere di esistere dentro quel momento.






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