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Perché il bisogno di una madre non finisce mai

  • Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
    Redazione UAM.TV
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 4 min

La festa della mamma ci ricorda qualcosa che abbiamo dimenticato

Perché il bisogno di una madre non finisce mai

Oltre la ricorrenza


Il 10 maggio, come ogni anno, si è celebrata la Festa della Mamma. Una ricorrenza che spesso rischia di trasformarsi in un gesto automatico, fatto di fiori, messaggi, immagini condivise sui social e auguri veloci. Eppure, dietro questa giornata apparentemente semplice, esiste qualcosa di molto più profondo. Qualcosa che riguarda non soltanto il rapporto personale con la propria madre, ma il modo stesso in cui gli esseri umani si relazionano all’origine, alla memoria e alla vita.


Il principio materno nelle antiche culture


La figura materna accompagna ogni civiltà fin dall’inizio della storia. Prima ancora delle religioni organizzate, prima dei regni e delle ideologie, l’umanità ha venerato il principio materno. Le antiche divinità della fertilità, le Madonne nere, la Pachamama delle culture andine, Iside in Egitto, Demetra in Grecia: in culture lontanissime tra loro emerge sempre la stessa intuizione. La madre non è soltanto colei che genera biologicamente. È il simbolo della terra che accoglie, del nutrimento, della protezione, della continuità tra passato e futuro.


Una società che ha dimenticato la cura


Forse non è un caso che nelle società contemporanee, sempre più veloci e performative, il principio materno sembri progressivamente indebolirsi. Viviamo in una cultura che esalta l’efficienza ma fatica a concedersi il tempo della cura. Una società che produce connessioni istantanee ma spesso perde la capacità dell’ascolto profondo. La maternità stessa viene frequentemente schiacciata tra idealizzazione e fatica quotidiana, tra aspettative impossibili e solitudine silenziosa.


La memoria che ci abita


Eppure tutti, indistintamente, veniamo da lì. Da un corpo che ci ha custoditi prima ancora che avessimo un nome. Da una voce ascoltata quando ancora non comprendevamo il linguaggio. Da una memoria primordiale che probabilmente continua a vivere dentro di noi molto più di quanto immaginiamo.

Le neuroscienze hanno dimostrato quanto il legame materno influenzi profondamente lo sviluppo emotivo e relazionale dell’essere umano. Ma alcune tradizioni spirituali si spingono oltre, suggerendo che il rapporto con la madre rappresenti anche il primo modo attraverso cui impariamo a percepire il mondo: come luogo sicuro oppure ostile, come spazio di fiducia oppure di paura.


Madri reali, tra luce e fragilità


Questo non significa idealizzare ogni madre o ignorare le complessità delle relazioni umane. Esistono ferite, assenze, incomprensioni, dolori profondi. Esistono madri straordinarie e madri fragili. Madri presenti e madri perdute troppo presto. Ma proprio per questo il tema della madre tocca qualcosa di universale. Perché riguarda la nostra origine emotiva. Il luogo da cui, nel bene e nel male, abbiamo iniziato a diventare ciò che siamo.


Il rischio di vivere senza memoria


Nelle culture antiche la memoria non era soltanto un archivio mentale. Era un legame vivo con gli antenati, con la terra, con le generazioni precedenti. Oggi invece sembriamo vivere in un eterno presente, consumando velocemente immagini, informazioni, relazioni. E forse anche per questo ricorrenze come la Festa della Mamma possono diventare occasioni preziose per fermarsi un momento e ricordare.

Ricordare chi ci ha insegnato le prime parole. Chi ci ha accompagnati nei momenti di paura. Chi magari ha sbagliato, ma ha comunque cercato di amarci con gli strumenti che aveva. Oppure ricordare chi non c’è più, ma continua ad abitare dentro piccoli gesti quotidiani, odori, espressioni, dettagli che il tempo non riesce davvero a cancellare.


La Terra come madre


C’è anche un altro aspetto più simbolico e collettivo. In molte tradizioni spirituali la madre rappresenta il legame con la natura stessa. La Terra come organismo vivente, come casa comune, come equilibrio fragile da custodire. Non è un caso che molte culture indigene parlino della Terra come di una madre ferita dall’eccesso umano. Una visione che oggi torna incredibilmente attuale in un tempo segnato da crisi ambientali, disconnessione emotiva e senso diffuso di smarrimento.


Tornare all’origine


Forse il bisogno contemporaneo di rallentare, meditare, ritrovare autenticità e contatto umano nasce anche da qui: dal desiderio inconscio di tornare a qualcosa di originario. A una dimensione più materna dell’esistenza. Meno dominata dalla prestazione e più vicina alla presenza.

La Festa della Mamma allora può diventare qualcosa di diverso da una semplice celebrazione commerciale. Può essere un invito a interrogarci sul nostro rapporto con le radici, con la cura, con la memoria e con il modo in cui scegliamo di stare al mondo.

Perché ogni essere umano, prima di diventare individuo, è stato prima di tutto figlio.


Un film che racconta il vuoto lasciato da una madre



Questo legame profondo tra maternità, memoria e identità emerge con grande delicatezza anche in An Irish Goodbye, il cortometraggio premio Oscar nel 2023, presente nel catalogo di UAM.TV.

Il film racconta la storia di due fratelli costretti a ritrovarsi dopo la morte della madre, in una campagna irlandese sospesa tra malinconia, ironia e tenerezza. Ma al centro della narrazione non c’è soltanto il lutto. C’è soprattutto ciò che una madre lascia dentro chi resta. Abitudini, ricordi, piccoli gesti quotidiani, frammenti di presenza che continuano a vivere anche dopo l’assenza.

An Irish Goodbye riesce a parlare della perdita senza retorica, mostrando come il rapporto con la madre continui spesso a modellare il nostro modo di guardare il mondo anche quando quella presenza non esiste più fisicamente. Ed è forse proprio questo uno dei significati più profondi della memoria: non conservare il passato come qualcosa di fermo, ma riconoscere quanto continui silenziosamente ad abitare il presente.


Citazione d’autore

“L’amore di una madre è pace. Non ha bisogno di essere conquistato, non deve essere meritato.”

Erich Fromm

Consiglio consapevole

Oggi prova a dedicare qualche minuto a un ricordo legato all’infanzia. Una voce, un gesto, un profumo, una frase dimenticata. Non per nostalgia, ma per riconnetterti a quella parte profonda della tua storia da cui tutto è iniziato.


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