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Heart of a Dog: un cane e il mondo


Un film che è anche una lunga poesia, le pagine di un diario, una canzone d’amore, un collage di ricordi e suggestioni. Questo è Heart of a Dog, il lungometraggio della musicista e animatrice culturale Laurie Anderson, moglie del musicista Lou Reed.

Una finestra su un mondo fatto di intrecci onirici e realisti, dove i registri visivi diversissimi collimano verso una visione intimista e allo stesso tempo universale. Raccontando del rapporto col suo amato terrier Lollabelle, Anderson ci racconta il tempo che viviamo sulla Terra.

IL CUORE DI UNA PADRONA

Laurie Anderson sceglie una struttura narrativa frammentaria, che sfugge agli incasellamenti della narrazione tradizionale. Tuttavia, il tratto comune che accompagna tutto il film è il rapporto che la regista ha avuto con la cagnolina Lollabelle.

La sua crescita, le similitudini che la donna umana trova con il carattere del piccolo cane, la vita condivisa insieme e la preparazione alla morte. Questa relazione viene narrata liberamente dalla stessa Anderson, nel suo monologo che accompagna l’intera pellicola.

Ma ciò che sembra un lungo flusso di coscienza dell’autrice, slegato da ogni progressione, si allarga mostrando la sua struttura sperimentale. E arriva allora ad abbracciare sfere molto più ampie dell’esistenza e della fine. Attraverso e grazie a Lollabelle, Anderson arriva a riflettere sulla sua famiglia, sulla morte del marito Lou Reed, sul massacro dell’undici settembre e su come esso abbia cambiato il mondo che abitiamo.

Questo allargamento del campo visivo trasforma la storia di una semplice terrier in un evento universale, dove l’infinitamente piccolo riecheggia nell’immensamente grande. Un’antitrama che non mira ad allontanare lo spettatore, ma al contrario a dargli una suggestione poetica sulla vastità dell’esistere.

UN’ASSOCIAZIONE DI FRAMMENTI

Le scelte registiche di Laurie Anderson, nella loro complessità, ricadono a pieno titolo nell’arte sperimentale. Dopotutto, è ben nota fin dagli anni ’80 per i suoi lavori musicali e per le sperimentazioni con alcuni dei più importanti artisti della scena newyorkese.

Heart of a Dog sceglie di abbracciare un metodo frammentario, simile al collage, in tutti i livelli. La narrazione, la fotografia e il passaggio tra i diversi linguaggi visivi: tutto è fatto per spiazzare chi guarda e spingerlo a farsi trascinare dalle associazioni.

A livello di immagine, Anderson mescola registri fumettistici e pittorici, alternandoli a riprese fatte da lei stessa, filmati casalinghi, scene di cataclismi e natura, filmati di videosorveglianza. Tutto sembra trovare posto in questa visione, che sebbene a volte risulti sovraccarica, restituisce molto bene la vertigine di uno sguardo tanto ampio.

Anche la narrazione, come detto sopra, sfugge all’incasellamento. Le parole di Laurie Anderson, le sue descrizioni dei fatti, vengono interrotte da nozioni frammentarie, aneddoti scientifici sulla natura di piccoli dettagli dell’uomo e del cane. Minuscole divagazioni che si allacciano poi a segmenti narrativi, che ne aprono il significato come chiavi gettate, in modo apparentemente casuale, dalla regista.

In tutta la confusione del film, nella sua divagazione esagerata, nel suo rincorrersi continuo, si nasconde una concettualità salda, seppur sfaccettata, e capace di ripetersi su più livelli seguendo sempre la stessa struttura, come un frattale.

UN ESPERIMENTO DI CINEMA E POESIA

Risulta difficile valutare Heart of a Dog come un semplice film. La sua natura è certamente cinematografica, ma la sua poetica, la ricercatezza e la sperimentazione ne fanno qualcosa di più. Qualcosa che è capace non solo di catturare, ma di lasciare in una lunga riflessione.

Il marchio autoriale di Laurie Anderson è pesante e si sente, la sua mano e il suo occhio imprimono qualcosa di estremamente personale in video. Tutta l’opera appare come una riflessione della donna su ciò che è stato, su come tutto, lei inclusa, viva e muoia in un tessuto del reale fatto di continui rimandi. Un intreccio di sogni ed esperienze frammentarie che costituiscono la nostra esperienza di vita.

In questo film, i frammenti non sono semplici passaggi: essi sono il carburante, le schegge tenute insieme dalle associazioni che vengono stimolate nello spettatore. Quelle sì che, forse, potrebbero essere la vera essenza di Heart of a Dog. Associazioni e intuizioni individuali, come quelle di una donna e il suo cane, che si innestano in quelle di tanti sconosciuti e in loro si ripetono.

Regia: Laurie Anderson
Sceneggiatura: Laurie Anderson
Genere: documentario
Durata: 75′
Paese di produzione: USA, Francia
Lingua originale: Inglese
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