Recensioni

Trashed: verso rifiuti zero

Il mondo di Trashed è quello di una lenta transizione. Un passaggio da una situazione catastrofica, che invisibile influenza le nostre vite, verso un mondo capace di essere davvero sostenibile.

Con la partecipazione di Jeremy Irons, celebre attore ma anche attivista impegnato, scopriamo le dinamiche e le statistiche della produzione di rifiuti globale. In particolare, il modo in cui essa impatta gli ecosistemi e, in conclusione, noi.

UN MONDO DI SPAZZATURA

Non è un mistero che i singoli umani siano enormi produttori di immondizia. Basta guardare nel nostro bidone per renderci conto di quanto sia il volume di ciò che quotidianamente buttiamo via. Ma la domanda che Candida Brady, regista del documentario, ci pone è la seguente: cosa ne è di tutto questo scarto?

Il quesito dà il via a un viaggio planetario, alla ricerca di casi studio e esempi di come la cattiva gestione di questa impressionante mole di detriti sia dannosa. Con Jeremy Irons come ambasciatore e con l’aiuto di esperti nel settore chimico e ambientale, Trashed cerca di dare un ordine alle cose, una numerazione per un fenomeno innumerabile.

Passiamo dalle periferie libanesi, dove le discariche a dirotto sul mare provocano perdite di scorie e liquami che inquinano poi tutto il Mediterraneo. Visitiamo ospedali vietnamiti in zone colpite più di cinquant’anni fa dal famigerato Agente Arancione, dove ci costringiamo a guardare le mutazioni che i suoi depositi hanno inflitto sui bambini locali.

CACCIA ALLE ALTERNATIVE FASULLE

Il documentario apre con una significativa esortazione: cercate la vostra verità, non accettate semplicemente quello che vi dicono. Niente di più calzante, vista l’ampia porzione di tempo che viene dedicata alle soluzioni che vengono propagandate e che si rivelano ancor più dannose.

È il caso dei ben noti termovalorizzatori: riallacciandosi a quella retorica che li vorrebbe come risolutori del problema dei rifiuti, Jeremy Irons intervista ricercatori provenienti da Inghilterra e Islanda per fare chiarezza. Quello che emerge è che anche questi danneggiano gli ecosistemi e le persone, in maniera più sottile. Sottile, appunto, come una diossina.

Dando la caccia attraverso grafici e dati, ben realizzati per rendere visivi e comprensibili i concetti, emerge un quadro fatto di interessi privati e rimedi di comodo. Tutte cose pensate più per il profitto o per la quiete, che non per una vera risoluzione del problema.

MA ALLORA SIAMO SPACCIATI?

No, secondo questo documentario. I toni catastrofisti vengono mitigati da una visione più positiva e fiduciosa, sostenuta da effettivi esperimenti e progetti pensati per invertire la rotta del disastro.

Dopo una discreta, e necessaria, quantità di tempo dedicata a ciò che non va, il film si controbilancia parlandoci di cosa viene fatto per migliorare. Dalle campagne dei contadini francesi alle lotte legali in Inghilterra, Candida Brady non si abbandona alla tentazione del panico sensazionalista.

Ne esce un documentario ben fatto, equilibrato tra la denuncia e la promozione. Un film che perde il fascino sterile della critica posticcia e dello storytelling fatalista, ma che lo recupera grazie al carisma di un grande attore come Irons.

Una visione obbligata per chi, come ci si augura tra i lettori, sogna di poter vedere un mondo a rifiuti zero.

Regia: Candida Brady
Durata: 54”
Genere: documentario
Paese di produzione: Regno Unito
Anno: 2012
Lingua originale: Inglese
abbonati a uam tv

Ti è piaciuto questo articolo? Puoi condividerlo sulla tua pagina social cliccando sulle iconcine qui sotto.

Rispondi