La forza degli abbracci
- Redazione UAM.TV

- 6 ore fa
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Giornata mondiale dell’abbraccio

Un gesto che funziona
Non tutti i gesti hanno bisogno di essere spiegati. Alcuni funzionano e basta.Un abbraccio è uno di questi.
Lo facciamo spesso senza pensarci, eppure il suo effetto è immediato. Il corpo si rilassa, il respiro cambia, qualcosa si allenta. Non perché dovrebbe, ma perché siamo fatti così. Il contatto umano, quando è autentico, ristabilisce un equilibrio che le parole da sole non riescono a raggiungere. Oggi, nella Giornata mondiale dell’abbraccio, vale la pena fermarsi un momento su questo gesto semplice e necessario. Non come simbolo, ma come esperienza reale.
Il corpo prima delle parole
Viviamo in un tempo in cui comunichiamo moltissimo e ci tocchiamo pochissimo. Le relazioni passano sempre più spesso attraverso schermi e mediazioni, mentre il corpo resta in secondo piano. L’abbraccio riporta tutto a una dimensione primaria. Due corpi che si incontrano, senza spiegazioni, senza ruoli, senza dover dimostrare nulla. È un gesto che rassicura, che crea fiducia, che interrompe per un attimo il flusso continuo del pensiero. Non risolve i problemi, ma permette di sostarci dentro con meno paura.
L’abbraccio come pratica
C’è una donna che ha fatto di questo gesto una pratica quotidiana e una via spirituale riconosciuta in tutto il mondo. Amma, conosciuta come la Madre degli Abbracci, da decenni accoglie migliaia di persone stringendole una a una. Nessuna distinzione, nessuna gerarchia. Ogni incontro è unico, presente, reale. Per Amma l’abbraccio non è un simbolo né un rituale, ma un atto concreto di compassione. Un modo per dire, senza parole, che ogni essere umano merita attenzione, ascolto e calore.
Quando il corpo ricorda
Nel suo gesto non c’è nulla di spettacolare. C’è tempo. C’è contatto. C’è una presenza che non giudica e non corregge. Molte persone raccontano che in quell’abbraccio accade qualcosa di inatteso. Non una rivelazione improvvisa, ma una quiete profonda. Come se, per qualche istante, il corpo ricordasse qualcosa che la mente aveva dimenticato.
Un cammino raccontato per immagini
Questo approccio è raccontato con delicatezza nel film Amma’s Way, disponibile nel catalogo di UAM.TV. Il documentario non cerca di spiegare Amma né di mitizzarla. Mostra piuttosto ciò che accade quando il contatto umano torna a essere centrale. Guardarlo significa interrogarsi su quanto bisogno abbiamo di essere toccati con rispetto, su quanta guarigione passi ancora da gesti semplici, su quanto il corpo sappia comprendere prima ancora della mente.
La vulnerabilità come forza
In una cultura che associa spesso la forza al controllo e all’autosufficienza, l’abbraccio viene talvolta percepito come una debolezza. In realtà richiede coraggio. Esporsi, avvicinarsi, accettare la vulnerabilità dell’incontro non è scontato. Un abbraccio autentico chiede presenza e ascolto. Chiede di abbassare le difese. È per questo che oggi può essere un gesto radicale. Silenzioso, ma profondamente trasformativo.
Ciò che resta
Forse non cambierà il mondo. Ma può cambiare il modo in cui una persona attraversa un momento difficile. Può aprire uno spazio. Può ricordarci che, anche quando tutto sembra distante, la connessione è ancora possibile. E passa spesso da lì, da due braccia che si stringono senza bisogno di spiegazioni.
Citazione d’autore
“L’abbraccio è la forma più semplice di guarigione.”
Alexander Lowen
Consiglio consapevole
Oggi scegli un abbraccio vero. Senza fretta, senza distrazioni. Resta presente per qualche secondo in più del solito. E se non puoi farlo fisicamente, porta quello stesso ascolto nel modo in cui guardi e stai con chi hai davanti. Anche questo è un abbraccio.







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