Fotogrammi da Venezia

Chi vincerà il Leone d’Oro della 77. Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia?

Lo scopriremo questa sera, durante la cerimonia di premiazione, in diretta alle ore 19.00 su Raimovie, Rimovie.it e i canali social della Biennale.

Andrà al favorito “Notturno” di Gianfranco Rosi e il suo “cinema del reale” girato tra Iraq, Libano, Kurdistan e Siria, i territori mediorientali martoriati negli ultimi decenni  da interminabili e sanguinose guerre di religione e dalle barbarie dell’Isis?

O vincerà l’ intelligente e modernissima “Miss Marx”, figlia “punk-rock” ante litteram dell’autore di Das Kapital, portato alla Mostra dalla nostra regista più trasgressiva Susanna Nicchiarelli?

Romola Garai in Miss Marx

Da ieri in corsa ci sono anche le desolate ma vibranti routes statunitensi, attraversate in lungo e in largo dalla bravissima Frances Mc Normand di “Nomadland” della giovane regista cino-americana Chloe Zhao, commovente storia di una donna rimasta vedova e senza lavoro e costretta a vivere in un van soprannominato “Vanguard”, come migliaia di altri americani colpiti dalla povertà e dalla crisi economica mondiale del 2007.

Frances McDormand in Nomadland.

C’è chi avanza anche l’azzardata ipotesi che il Leone possa andare ad uno dei pochi film “da mostra”, come viene spesso definito il cinema d’autore, zeppo di interminabili sequenze ad inquadratura fissa e prive di dialogo, rappresentato quest’anno dall’azero “In between dying” di  Hilal Baydarov, una, a mio avviso, inutile e  noiosa allegoria dell’amore e della morte.

Kamran Useynov in “In between Dying”

E infine candidati, se non al Leone d’Oro, ad almeno uno dei molti premi che verranno assegnati questa sera, sono due opere che ricostruiscono degli episodi della storia recente.

Ho amato molto “Quo vadis, Aida?” di Jasmila Zbanic, drammatico racconto dell’eccidio di Srebrenica nel 1995 ad opera del generale serbo Mladic, in cui un’ intensa Jasna Duricic interpreta il tragico ruolo di Aida, una madre-coraggio che però non riuscirà ad evitare il massacro del marito e dei due figli, condannati alla fucilazione insieme ad altri 8.700 profughi.

Jasna Duricic in “Quo Vadis, Aida”?

E poi il solido e autorevole “Dorogie Tovarischi” del maestro russo Andrei Konchalovsky, che ricostruisce in bianco e nero la vergognosa repressione avvenuta nella città russa di Novocherkassk nel 1962, in cui vennero brutalmente assassinati dai cecchini del KGB decine e decine di lavoratori in sciopero. Episodio messo a tacere per lunghi anni dai vertici del partito comunista sovietico.

In molti di questi titoli le donne sono protagoniste assolute, a confermare la riconosciuta  e apprezzata tendenza “rosa” di questa coraggiosa edizione della mostra 2020.

Ma, per riequilibrare “quote” del genere maschile, è d’obbligo ricordare, fuori concorso, il memorabile quartetto di afromericani composto da Malcom X, Cassyus Clay, Sam Cooke e Jim Brown nell’emozionante  “One night in Miami” del premio Oscar Regina King, che con i loro dialoghi serrati al chiuso di  una squallida camera d’albergo, nella notte del match mondiale che consacrò campione  il futuro  Mohammed Ali, ci ricordano quanto sia ancora attuale, e non vinta, la lotta contro l’apartheid e ogni forma di razzismo.

La 77.a edizione della Mostra del Cinema si avvia dunque ad essere ricordata come il primo grande evento culturale  “post Covid” realizzato a livello mondiale.

Se è vero infatti che il pubblico è dimezzato rispetto agli anni precedenti e che la Mostra ha dovuto rinunciare ai contributi creativi di molte produzioni extraeuropee, è altresì innegabile che il programma sia stato importante e variegato, distribuito in molte sezioni collaterali oltre a quella in concorso, dimostrando che anche il cinema mondiale ha voglia di tornare alla normalità dopo la tragica pandemia che ha segnato il corso della nostra storia.

Ed è stato bello esserci e potervelo raccontare.

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