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Risvegliarsi: e se la domanda più importante fosse proprio «Chi sono io?»

  • Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
    Redazione UAM.TV
  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Dal 24 luglio su UAM.TV, un viaggio alla ricerca di quella parte di noi che sfugge alle definizioni, alle abitudini e alle certezze

Risvegliarsi: e se la domanda più importante fosse proprio «Chi sono io?»

Passiamo una buona parte della nostra vita a cercare risposte. Vogliamo sapere cosa fare, quale strada prendere, chi amare, dove vivere, cosa pensare del mondo. Accumuliamo informazioni, esperienze, convinzioni, ruoli. Impariamo a raccontarci attraverso il nostro lavoro, la famiglia, le passioni, le idee, perfino attraverso ciò che possediamo. Poi, prima o poi, può arrivare una domanda molto più semplice e, proprio per questo, terribilmente difficile: chi sono io?

È da questa domanda che prende vita Risvegliarsi – Conosci te stesso, il documentario diretto da Errico D’Andrea e Luigi Sadanand Lai, realizzato nel 2024 e della durata di 90 minuti, che da domani, 23 luglio, entra nel catalogo di UAM.TV. Un lavoro nato da oltre quattro anni di ricerca e incontri con persone che hanno affrontato in prima persona il tema della conoscenza di sé e dell’esperienza definita come “risveglio spirituale”. Tra gli intervistati figurano Eben Alexander, Mauro Bergonzi, Fratel Biagio Conte, Daniel Lumera, Lama Michel Rimpoche, Shakti Caterina Maggi, Corrado Malanga, Erica Francesca Poli, Shantena Augusto Sabbadini e molte altre voci provenienti da percorsi ed esperienze differenti.


Una domanda più antica delle nostre risposte


«Conosci te stesso» era inciso nel tempio di Apollo a Delfi molto prima che qualcuno parlasse di crescita personale, mindfulness o consapevolezza. La questione dell’identità attraversa la filosofia, le tradizioni spirituali e religiose, la psicologia e, in forme diverse, perfino la ricerca scientifica sulla coscienza.

Eppure continuiamo a comportarci come se sapere chi siamo fosse la cosa più ovvia del mondo.

Alla domanda «chi sei?» rispondiamo quasi sempre indicando qualcosa che ci riguarda: il nostro nome, il mestiere, la storia personale, le relazioni. Tutte risposte vere, naturalmente. Ma resta un dubbio. Se cambio lavoro continuo a essere io. Se cambiano le mie idee continuo a essere io. Il mio corpo cambia continuamente, i ricordi si modificano, alcune persone escono dalla mia vita e altre vi entrano. Persino la personalità che crediamo così stabile può trasformarsi profondamente nel tempo.

Allora dove si trova quell’“io” che continuiamo a riconoscere come nostro?

Risvegliarsi entra proprio in questo territorio difficile, nel quale le risposte smettono di essere semplici definizioni e diventano esperienze personali. Il film nasce infatti da una ricerca dichiaratamente rivolta a persone che sostengono di avere vissuto direttamente qualcosa capace di modificare la loro percezione di sé e della realtà, con l’obiettivo di provare a comprendere e raccontare ciò che viene chiamato risveglio spirituale.


Cosa significa davvero “risvegliarsi”?


La parola può facilmente generare equivoci. “Risvegliato” rischia di sembrare il titolo di chi pensa di avere capito tutto mentre gli altri continuano a dormire. Una specie di patente di superiorità spirituale. Sarebbe probabilmente il modo meno interessante di affrontare il tema.

Il risveglio raccontato dalle diverse tradizioni interiori può invece essere letto come una trasformazione dello sguardo. Il momento, improvviso o graduale, nel quale l'identità con cui ci siamo sempre identificati appare più piccola della realtà che percepiamo.

Forse significa accorgersi che non siamo soltanto il flusso incessante dei nostri pensieri. Forse significa osservare la paura senza coincidere completamente con essa, riconoscere i condizionamenti ricevuti, scoprire quanto delle nostre scelte nasca realmente da noi e quanto invece sia stato costruito dall'ambiente, dalla famiglia, dalla cultura, dalle aspettative degli altri.

Per qualcuno questa esperienza assume una dimensione religiosa, per altri filosofica o contemplativa. Altri ancora cercano di interpretarla attraverso la psicologia o lo studio della coscienza. Il valore di un film come Risvegliarsi sta anche nella possibilità di mettere accanto testimonianze e sensibilità differenti senza pretendere necessariamente di ridurle a un'unica spiegazione.

La domanda rimane aperta. Ed è forse proprio questa apertura a renderla interessante.


La coscienza, il grande mistero che portiamo sempre con noi


Conosciamo una quantità impressionante di cose sul mondo esterno. Abbiamo osservato galassie lontane miliardi di anni luce, ricostruito la storia dell'universo, esplorato il DNA e imparato a descrivere processi sempre più complessi del cervello. Eppure l'esperienza più vicina che possediamo continua a custodire un mistero enorme: la nostra coscienza.

Sappiamo di esserci.

Sentiamo dolore e gioia. Ricordiamo. Immaginiamo qualcosa che ancora non esiste. Possiamo perfino osservare noi stessi mentre pensiamo.

Da qui nasce una delle domande più profonde affrontate dall'essere umano: che rapporto esiste tra il nostro cervello e l'esperienza soggettiva di essere vivi? La coscienza è interamente il prodotto dell'attività cerebrale? Come nasce la percezione dell'io? Perché esiste un'esperienza interiore anziché soltanto una successione di processi biologici?

Sul piano scientifico molte risposte sono ancora oggetto di ricerca e discussione; sul piano spirituale, filosofico e contemplativo l'umanità prova da millenni a esplorare lo stesso territorio attraverso strumenti differenti.

Il punto interessante sta forse nell'accettare che le domande possano essere autentiche anche prima di possedere una risposta definitiva.


L'esperienza viene prima delle parole


Ogni tentativo di raccontare un'esperienza interiore incontra inevitabilmente un limite: le parole.

Possiamo descrivere l'amore per ore senza riuscire a trasmettere a qualcuno cosa significhi amare una persona. Possiamo spiegare perfettamente il sapore di un frutto a chi non lo ha mai assaggiato, ma nessuna spiegazione sostituirà il momento in cui quel frutto entrerà nella sua bocca.

Qualcosa di simile accade parlando di meditazione, stati di coscienza, esperienze mistiche o risveglio spirituale. Chi racconta prova a trasformare in concetti qualcosa che, almeno secondo la sua esperienza, è accaduto prima delle parole.

Questo non significa che ogni testimonianza debba essere accettata come verità universale. Al contrario, il discernimento rimane fondamentale. Ascoltare non significa credere automaticamente. Significa concedersi la possibilità di incontrare un'esperienza diversa dalla nostra e domandarsi cosa possa insegnarci, anche senza aderire all'interpretazione proposta da chi la racconta.

La consapevolezza, dopotutto, dovrebbe renderci più capaci di convivere con il dubbio, non meno.


Perdersi per cominciare a vedersi


Molte persone iniziano una ricerca interiore proprio nei momenti in cui ciò che sembrava funzionare smette improvvisamente di farlo. Una perdita, una crisi personale, una malattia, la fine di una relazione oppure quella sensazione più difficile da spiegare che nasce apparentemente senza motivo: avere tutto ciò che si pensava di desiderare e accorgersi che qualcosa continua a mancare.

Sono momenti scomodi perché incrinano il racconto che avevamo costruito su noi stessi.

Eppure proprio quella crepa può diventare uno spazio attraverso cui osservare qualcosa di nuovo.

La ricerca spirituale, nella sua forma più autentica, forse comincia lì: nel momento in cui smettiamo per qualche istante di chiedere al mondo di confermare continuamente ciò che pensiamo di essere.

Guardarsi davvero richiede una certa dose di coraggio. Significa incontrare anche le parti che preferiremmo ignorare, riconoscere le nostre contraddizioni, osservare i meccanismi con cui cerchiamo approvazione, sicurezza e controllo. Nessun risveglio spettacolare, dunque, ma un esercizio quotidiano di attenzione.

Talvolta la trasformazione più profonda consiste semplicemente nel vedere con maggiore chiarezza ciò che era già davanti ai nostri occhi.


Tante strade, nessuna scorciatoia


Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca raccontata da Risvegliarsi è la pluralità delle persone incontrate durante i quattro anni di realizzazione. Le numerose testimonianze suggeriscono già, attraverso la loro diversità, che la domanda «chi sono io?» difficilmente può essere rinchiusa dentro un unico linguaggio.

Qualcuno percorre la strada della meditazione, qualcuno quella della filosofia, qualcuno attraversa una tradizione spirituale. Per altri il punto di partenza è un'esperienza personale capace di mettere radicalmente in discussione le convinzioni precedenti.

Forse il rischio maggiore nasce proprio dalla tentazione di cercare una scorciatoia. Un maestro che possieda tutte le risposte, una tecnica definitiva, una formula capace di eliminare ogni inquietudine.

Conoscersi sembra invece un movimento continuo. Richiede curiosità e disponibilità a cambiare idea, ma anche senso critico. Apertura e discernimento possono convivere. Spiritualità e ragione possono dialogare. Il mistero non obbliga a rinunciare alle domande; semmai ci invita a formularne di migliori.


Conclusione: forse la domanda è già parte del viaggio



Risvegliarsi – Conosci te stesso parte da una ricerca tormentata e incessante, come viene definita nella presentazione stessa del film, e la concentra intorno alla domanda delle domande: «Chi sono io?».

Probabilmente nessun documentario può consegnarci una risposta definitiva. E forse sarebbe persino sospetto se provasse a farlo.

Può però offrirci qualcosa di altrettanto prezioso: novanta minuti nei quali sospendere per un momento le risposte automatiche con cui abbiamo imparato a definirci e ascoltare persone che quella stessa domanda hanno deciso di prenderla sul serio.

Alla fine potremmo ritrovarci esattamente dove eravamo prima.

Con una differenza.

Aver cominciato, almeno per un istante, a guardarci.


Citazione d'autore

«La vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.»

Socrate, nell’Apologia di Platone

Musica per accompagnare la lettura



Per accompagnare questo viaggio interiore suggeriamo “Perdutamente” di Giorgio Costantini. Un brano intenso e contemplativo, capace di creare uno spazio raccolto e sospeso, ideale per accompagnare una riflessione sulla coscienza, sull’identità e su quella domanda semplice e immensa da cui prende vita Risvegliarsi: chi sono io?

Consiglio consapevole

Prova, per qualche minuto, a mettere da parte nome, professione, età, storia personale, convinzioni e ruoli. Poi fatti una domanda semplicissima: «Se per un momento non potessi utilizzare nessuna di queste cose per descrivermi, cosa resterebbe?» Non cercare subito una risposta brillante. Osserva semplicemente cosa accade.


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