top of page
banner uam.jpg

Maria Montessori davanti ai bambini di oggi

  • Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
    Redazione UAM.TV
  • 12 minuti fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Più connessi, più protetti, più osservati: come guarderebbe la grande educatrice i bambini cresciuti tra smartphone, adulti ansiosi e giornate organizzate in ogni dettaglio?

Maria Montessori davanti ai bambini di oggi

Il bambino di oggi sembra avere tutto: informazioni immediate, giochi sofisticati, occasioni formative, adulti pronti a proteggerlo e strumenti capaci di rispondere a qualsiasi domanda. Eppure raramente è stato così sorvegliato, interrotto e guidato. Gli diciamo cosa deve fare, cosa deve evitare, come deve impiegare il tempo e perfino come dovrebbe sentirsi; poi ci preoccupiamo perché appare distratto, impaziente, fragile o incapace di stare da solo.

Il 31 agosto 1870 nasceva a Chiaravalle, nelle Marche, Maria Montessori, medica, pedagogista e osservatrice instancabile dell’infanzia. Il metodo che porta il suo nome viene spesso associato a particolari materiali didattici, a stanze ordinate e a scuole alternative, ma al centro del suo pensiero si trovava una domanda molto più radicale: che cosa accadrebbe se l’adulto smettesse di considerare il bambino un essere incompleto da plasmare e cominciasse a riconoscerlo come una persona impegnata nella propria costruzione?

A oltre centocinquant’anni dalla sua nascita, quella domanda riguarda anche noi.


Un mondo costruito dagli adulti


Maria Montessori osservò che molti comportamenti infantili giudicati capricciosi o disordinati nascevano dall’incontro con ambienti progettati esclusivamente per gli adulti. Tavoli troppo alti, oggetti irraggiungibili, tempi stabiliti da altri e continui divieti rendevano il bambino dipendente, salvo poi rimproverarlo per la sua scarsa autonomia.

Oggi mobili e giochi sono diventati più adatti all’infanzia, ma il controllo degli adulti si è fatto più sottile. Organizziamo le giornate dei bambini con la precisione di un’agenda professionale, riempiendole di scuola, sport, corsi, impegni e attività considerate utili. Anche il gioco rischia di essere valutato in base a ciò che insegna, mentre la noia viene percepita come un vuoto da colmare immediatamente.

Un bambino lasciato per qualche minuto senza occupazione può protestare, ma proprio in quello spazio comincia a cercare qualcosa dentro di sé. Inventa, osserva, sposta un oggetto, costruisce una storia, scopre un interesse. L’adulto, intervenendo troppo presto, gli risparmia un piccolo disagio e contemporaneamente gli sottrae la possibilità di attraversarlo.


L’autonomia che desideriamo e impediamo


Vorremmo figli sicuri, responsabili e capaci di scegliere, ma spesso correggiamo ogni loro movimento prima ancora che possano comprenderne le conseguenze. Prepariamo lo zaino, ricordiamo ogni scadenza, risolviamo i conflitti, anticipiamo gli errori e interveniamo davanti alla prima difficoltà. Lo facciamo per amore, per paura e perché la vita quotidiana corre troppo velocemente per attendere che un bambino impari seguendo il proprio ritmo.

L’autonomia, però, richiede tempo e comporta una certa dose di disordine. Un bicchiere può rovesciarsi, una scarpa può essere infilata male, un compito può essere dimenticato. L’errore non rappresenta soltanto qualcosa da correggere: permette di riconoscere il rapporto tra un gesto e ciò che produce.

Montessori chiedeva all’adulto di preparare l’ambiente, mostrare con chiarezza, osservare e intervenire soltanto quanto necessario. Una posizione tutt’altro che passiva, perché trattenersi può essere più difficile che comandare. Significa accettare che il bambino non esegua tutto nel modo più rapido e conveniente per noi.


Gli schermi e l’attenzione contesa


Maria Montessori non conobbe smartphone, piattaforme digitali e algoritmi capaci di selezionare immagini in base alle reazioni di chi le guarda. Conobbe però il valore della concentrazione e comprese che un bambino immerso in un’attività scelta liberamente sviluppa una calma profonda, diversa dall’immobilità ottenuta attraverso l’imposizione.

Lo schermo non è necessariamente il nemico assoluto dell’infanzia. Può offrire conoscenza, creatività, contatti e strumenti utili; il problema emerge nel momento in cui occupa ogni intervallo, elimina l’attesa e abitua la mente a ricevere stimoli senza cercarli. Il bambino non compete soltanto con la propria curiosità, ma con sistemi progettati per catturare e trattenere la sua attenzione.

Gli adulti, tuttavia, non possono chiedergli di posare il telefono continuando a controllare il proprio durante i pasti, le conversazioni o una passeggiata. I bambini imparano anche dall’ambiente umano che li circonda e percepiscono perfettamente ciò che facciamo, soprattutto se contraddice ciò che diciamo.


Bambini fragili o adulti spaventati?


La protezione dell’infanzia ha compiuto enormi progressi, ma può trasformarsi in una sorveglianza alimentata dall’ansia. Ogni rischio deve essere previsto, ogni tristezza risolta, ogni contrasto evitato. Il mondo viene descritto come un luogo pieno di minacce e poi ci si stupisce se i bambini hanno paura di attraversarlo.

La fragilità non dipende sempre dalla mancanza di forza. Può nascere anche dalla scarsità di occasioni in cui mettere alla prova quella forza. Affrontare una frustrazione proporzionata all’età, aspettare il proprio turno, discutere con un coetaneo, annoiarsi o tentare più volte qualcosa che non riesce sono esperienze attraverso le quali il bambino misura le proprie possibilità.

Questo non significa abbandonarlo davanti alle difficoltà, ma restargli accanto senza sostituirsi continuamente a lui. La fiducia di un adulto dice: “Sono qui, e credo che tu possa provare”. La paura, anche se travestita da premura, rischia invece di comunicare: “Senza di me non sei capace”.


Un’intervista impossibile a Maria Montessori


Quella che segue è un’intervista immaginaria. Le risposte non sono citazioni autentiche, ma una libera ricostruzione ispirata ai principi pedagogici e agli scritti di Maria Montessori.


Dottoressa Montessori, che impressione le farebbero i bambini di oggi?

Vedrei bambini dotati delle stesse energie interiori che ho osservato nel mio tempo. Sono cambiate le case, gli strumenti e le abitudini, ma il loro compito resta quello di costruire la persona che diventeranno. Mi colpirebbe piuttosto la quantità di stimoli che li circonda e la difficoltà degli adulti nel concedere loro silenzio, continuità e tempo.


Molti genitori e insegnanti li descrivono come distratti. Sarebbe d’accordo?

Prima di definire distratto un bambino osserverei ciò che gli chiediamo di fare, quante volte lo interrompiamo e quale ambiente gli abbiamo preparato. La concentrazione non si ottiene ordinando di concentrarsi. Nasce dall’incontro tra una necessità interiore e un’attività capace di coinvolgere la mente, le mani e i sensi. Talvolta l’adulto chiama distrazione il rifiuto del bambino di prestare attenzione a ciò che interessa soltanto all’adulto.


Come giudicherebbe l’uso degli smartphone?

Non condannerei uno strumento senza osservare il modo in cui viene utilizzato. Mi chiederei però se quel dispositivo aiuta il bambino ad agire nel mondo oppure lo rende prevalentemente spettatore. Toccare un’immagine di un albero non equivale a sentirne la corteccia, riconoscerne l’odore, raccoglierne una foglia e attendere il cambiamento delle stagioni. La conoscenza infantile ha bisogno del corpo e della realtà.


Gli adulti sostengono di controllare i figli perché il mondo è diventato più pericoloso.

Ogni epoca ha conosciuto pericoli reali. La protezione è necessaria, ma dovrebbe permettere alla vita di svilupparsi, non soffocarla. Se togliamo al bambino ogni occasione di scegliere e di misurarsi con una difficoltà, egli imparerà soprattutto a cercare qualcuno che scelga al suo posto.


Che cosa penserebbe delle giornate piene di corsi e attività?

Domanderei quanto spazio resta per un’occupazione scelta spontaneamente e portata avanti senza interruzioni. L’adulto teme spesso che il tempo non organizzato venga sprecato, perché non vede immediatamente un risultato. La crescita compie invece molto del proprio lavoro in silenzio. Anche ciò che appare inutile può preparare una scoperta.


I bambini di oggi sembrano conoscere molto presto guerre, crisi climatica e sofferenze lontane. Come dovremmo parlarne?

La verità deve essere offerta nella misura in cui può essere accolta, accompagnandola con la possibilità di agire. Un bambino esposto soltanto alle catastrofi può sentirsi impotente; un bambino che cura una pianta, rispetta un animale, evita uno spreco e partecipa alla vita della comunità comprende di avere un posto nel mondo. L’educazione alla pace comincia dal modo in cui viviamo insieme.


Quale errore vede più spesso negli adulti?

Credere che il bambino debba diventare simile a noi. Ogni generazione prepara un mondo che non conoscerà completamente. Il compito dell’educazione non dovrebbe essere fabbricare copie del passato, ma aiutare la vita a manifestare possibilità che l’adulto non è ancora capace di immaginare.


Il bambino che abbiamo dimenticato


Interrogarsi sull’infanzia significa inevitabilmente tornare a quella che abbiamo vissuto. Molte reazioni degli adulti nascono da antiche esperienze: pretendiamo obbedienza perché l’abbiamo dovuta offrire, temiamo gli errori perché venivamo umiliati quando sbagliavamo, riempiamo ogni silenzio perché nessuno ci ha insegnato ad abitarlo.

Il pensiero di Maria Montessori non offre una formula capace di eliminare dubbi e conflitti. Invita piuttosto a osservare prima di giudicare e a distinguere i bisogni reali del bambino dalle paure, dalle aspettative e dalla fretta degli adulti.

Forse i bambini di oggi non sono meno attenti, meno educati o più fragili di quelli del passato. Vivono semplicemente dentro il mondo che abbiamo costruito per loro e ne mostrano, con estrema precisione, le contraddizioni. Se desideriamo che cambino, la prima domanda dovrebbe riguardare l’ambiente materiale, emotivo e culturale nel quale chiediamo loro di crescere.


Citazione d’autore 

«Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità».

Maria Montessori

Suggerimento musicale

Per te di Jovanotti, una canzone dedicata all’infanzia e allo sguardo meravigliato con cui ogni bambino scopre il mondo, accompagnato dalla presenza affettuosa dell’adulto.

Consiglio consapevole

Osserva per qualche minuto un bambino senza correggerlo, interrogarlo o suggerirgli cosa fare. Potresti scoprire non ciò che gli manca, ma ciò che sa già costruire da solo.



Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page