Il sapore del tempo: quando una merenda era un gesto d’amore
- Redazione UAM.TV

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Un gesto semplice che nutre il corpo, educa al gusto e restituisce tempo, cura e presenza all’infanzia.

Pane burro e zucchero
C’è un sapore che molti di noi ricordano con una precisione quasi commovente. Non è solo gusto. È tempo. È presenza. È il rumore di una cucina nel pomeriggio, una finestra socchiusa, una mano che spalma la marmellata sul pane senza fretta. La merenda di quando eravamo bambini non era un prodotto. Era un gesto.
Pane e marmellata. Pane e olio. Una fetta di torta fatta in casa che durava giorni. Frutta appena lavata. Yogurt semplice, magari addolcito con un cucchiaino di miele. Nulla di straordinario, e proprio per questo indimenticabile. Quelle merende non rispondevano a un bisogno di consumo, ma a un bisogno di cura.
La velocità che abbiamo ingerito
Oggi il tempo sembra essere diventato l’ingrediente più raro. Le merendine industriali e il fast food non hanno vinto perché sono più buoni, ma perché sono più veloci. Apri, mangi, getti. Nessuna attesa. Nessuna preparazione. Nessuna relazione.
Il problema è che insieme alla velocità abbiamo ingerito anche zuccheri in eccesso, grassi di bassa qualità, additivi, packaging inutile. Abbiamo normalizzato l’idea che nutrire significhi riempire, non prendersi cura. E lo abbiamo fatto spesso in buona fede, schiacciati da ritmi che non lasciano spazio.
Tornare indietro non è nostalgia, è scelta
Riscoprire le merende sane non significa idealizzare il passato o sentirsi in colpa per il presente. Significa fare una scelta consapevole. Preparare una merenda in casa richiede tempo, sì. Ma restituisce qualcosa di enorme. Salute, innanzitutto. Un’alimentazione più semplice, meno processata, più vicina ai bisogni reali del corpo dei bambini.
E poi c’è il lato economico, spesso ignorato. Pane, frutta, ingredienti base costano meno di un’abitudine quotidiana a prodotti industriali o a soste frequenti nei fast food. Il risparmio non è solo sullo scontrino, ma anche sul lungo periodo, in termini di benessere e prevenzione.
Educare al gusto, non solo allo stomaco
Una merenda fatta in casa educa. Insegna ai bambini a riconoscere i sapori veri, a non cercare sempre l’eccesso di dolcezza o di sale. Insegna l’attesa. Insegna che il cibo non arriva magicamente dallo scaffale, ma nasce da mani, da scelte, da tempo dedicato.
Coinvolgere i bambini nella preparazione, anche solo mescolare, lavare la frutta, scegliere cosa mangiare, è un atto educativo potentissimo. È un modo per trasmettere un rapporto sano con il cibo, lontano dalla logica del premio o della compensazione emotiva.
Il tempo speso non è tempo perso
È vero, per i genitori è più impegnativo. Preparare invece di comprare richiede organizzazione, presenza, a volte rinunce. Ma quel tempo non è un lusso. È un investimento relazionale. È dire, senza parole, “mi prendo cura di te”.
Forse non riusciremo a farlo sempre. Forse non sarà perfetto. Ma anche tornare a farlo ogni tanto, anche solo alcuni giorni, può fare una differenza profonda. Per i bambini, e anche per noi adulti che, mentre prepariamo una fetta di pane e marmellata, ritroviamo un pezzo di noi.
Citazione d’autore
“Prendersi cura di qualcuno è l’atto più rivoluzionario in un mondo che corre.”
Anonimo
Consiglio consapevole
La prossima volta che devi scegliere una merenda, fermati un momento prima di aprire una confezione. Chiediti non cosa è più veloce, ma cosa racconta amore, tempo e presenza. Anche una scelta semplice può nutrire molto più di quanto immagini.






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