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Un minuto per ricordare, non per giudicare

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    Redazione UAM.TV
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Ricordare i ragazzi di Crans-Montana senza trasformare il dolore in un processo

Un minuto per ricordare, non per giudicare

Oggi nelle scuole italiane sarà osservato un minuto di silenzio in memoria dei giovani che hanno perso la vita nel tragico incendio di Crans-Montana. Un gesto semplice, antico, essenziale. Un tempo sospeso che non serve a spiegare, ma a sentire. Un atto collettivo che unisce generazioni diverse nello stesso spazio emotivo, ricordandoci che l’educazione non passa solo dalle parole, ma anche dal rispetto e dalla compassione condivisa.


Quel silenzio non è vuoto. È carico di presenze. È un modo per dire che quei ragazzi contano. Che le loro vite non possono essere ridotte a un errore, a un fermo immagine, a un commento affrettato.


In questi giorni, accanto al dolore autentico, si è fatto strada qualcosa di più disturbante. Un riflesso ormai fin troppo familiare. La corsa al giudizio. L’analisi fredda di chi, al riparo da uno schermo, ha sentenziato su come avrebbero dovuto comportarsi, su cosa sarebbe stato “corretto” fare, come se il panico fosse una scelta razionale. C’è chi ha parlato di irresponsabilità. Chi di superficialità. Chi ha trasformato una tragedia in una lezione morale non richiesta.


Noi crediamo che questo sia un errore profondo.


Davanti al panico, al fumo, al buio, al rumore, il cervello umano non ragiona come vorremmo che facesse. Reagisce. Si aggrappa a ciò che conosce. A un gesto automatico. A un oggetto familiare. Filmare non è sempre esibizione. A volte è disorientamento. A volte è un tentativo confuso di capire cosa sta succedendo. A volte è solo paura che cerca una via d’uscita.


Attribuire colpe a chi non c’è più è una forma di violenza secondaria. Serve solo a rassicurare chi giudica, non a onorare chi è morto.


Educare non significa indicare il dito dopo. Significa creare contesti in cui la vita venga protetta prima. Significa interrogarsi su spazi, sicurezza, responsabilità collettive. Significa soprattutto accettare che la fragilità non è un difetto generazionale, ma una condizione umana.


Il minuto di silenzio nelle scuole ha valore proprio per questo. Perché non spiega. Non accusa. Non divide. Tiene insieme. Ricorda agli adulti che il compito non è giudicare i giovani, ma custodirli. Ricorda ai giovani che non sono soli nemmeno quando il mondo sembra crollare.


Lo staff di UAM.TV si unisce con rispetto e partecipazione al dolore delle famiglie colpite da questa perdita inimmaginabile. A loro va il nostro pensiero più sincero, silenzioso, privo di retorica. Non ci sono parole che possano colmare un’assenza così grande. Ma ci sono gesti che possono evitare di renderla ancora più pesante.


Il silenzio, a volte, è uno di questi.


Citazione d’autore

“La compassione non è una debolezza, è una forma di intelligenza che riconosce il dolore senza volerlo spiegare.”

Hannah Arendt

Consiglio consapevole

Quando una tragedia ci scuote, fermiamoci un passo prima del giudizio. Ascoltiamo il silenzio che chiede rispetto. In quel vuoto c’è spesso più verità di quanta ne possa contenere qualsiasi commento.


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