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Non tutto deve diventare miele

Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
Redazione UAM.TV
25 set
Tempo di lettura: 4 min

Quello che le api ci insegnano sul valore invisibile delle cose

Non tutto deve diventare miele

Quando pensiamo alle api, la prima immagine che ci viene in mente è spesso un vasetto di miele. Lo vediamo sulla tavola della colazione, ne riconosciamo il colore, il profumo, la dolcezza. È qualcosa che possiamo acquistare, pesare, consumare, e forse proprio per questo finisce per rappresentare, nella nostra immaginazione, il risultato più importante della loro esistenza. Eppure, mentre noi guardiamo il vasetto, fuori dalla finestra accade qualcosa di molto più grande: un’ape si posa su un fiore, poi raggiunge quello vicino, partecipando a una trama di relazioni della quale anche noi facciamo parte.

Il miele si vede, si raccoglie e ha un prezzo. Molto di ciò che le api rendono possibile, invece, passa inosservato. Questa differenza racconta qualcosa del nostro rapporto con la natura, ma anche del modo in cui abbiamo imparato a giudicare il valore delle persone e delle nostre giornate.


La vita che passa da un fiore all’altro


Visitando i fiori per raccogliere risorse alimentari, le api possono trasportare il polline e favorire la riproduzione delle piante. In questo processo, che coinvolge anche molti altri animali impollinatori, si costruisce una parte fondamentale della continuità del mondo vegetale: la formazione di semi e frutti, la possibilità di nuove piante, il nutrimento per altri esseri viventi. Dietro un gesto minuscolo esistono conseguenze che si estendono ben oltre il fiore sul quale avviene.

Non serve immaginare che l’ape conosca l’importanza di quello che sta facendo. Cerca ciò di cui ha bisogno e, nel farlo, entra in relazione con altre forme di vita. Possiamo partire da qui per ricordare una cosa che spesso dimentichiamo: la nostra esistenza dipende anche da processi ai quali non prestiamo attenzione, da equilibri che non abbiamo creato e che non possiamo dare per scontati.


Le api esistono anche fuori dagli alveari


Parlare di api significa spesso parlare di apicoltura, arnie e miele. Ma le api allevate rappresentano soltanto una parte di un mondo molto più ampio, che comprende migliaia di specie selvatiche. Accanto a loro lavorano, nel grande processo dell’impollinazione, farfalle, falene, mosche, coleotteri e altri animali, ciascuno con caratteristiche e relazioni differenti.

Proteggere questa diversità richiede quindi uno sguardo capace di uscire dall’alveare e osservare il paesaggio: i fiori disponibili, le siepi, gli spazi in cui trovare riparo e riprodursi. La perdita degli habitat e l’esposizione ai pesticidi sono tra le pressioni che minacciano gli impollinatori; conservare ambienti diversi e ricchi di risorse è una parte essenziale della loro tutela.

Il vasetto di miele può essere il punto dal quale comincia la nostra attenzione. Vale la pena fare in modo che non sia anche quello in cui si ferma.


Quanto hai prodotto oggi?


Con le persone facciamo spesso qualcosa di simile. Domandiamo quale lavoro svolgano, quanto guadagnino, quali risultati abbiano raggiunto, e attraverso queste informazioni proviamo a capire chi siano. Anche quando guardiamo noi stessi, il giudizio arriva facilmente sotto forma di un bilancio: quanto ho concluso oggi? Che cosa posso mostrare delle ore trascorse?

In questo conteggio rischiano di scomparire molte cose. Il tempo dedicato ad ascoltare qualcuno, la pazienza con cui accompagniamo una persona fragile, l’attenzione necessaria per accorgerci che chi ci sta vicino ha bisogno di aiuto. E poi il riposo, lo studio senza un obiettivo immediato, una passeggiata che ci restituisce un po’ di serenità. Esperienze che possono rendere una vita più abitabile, anche quando non lasciano un risultato da esibire.

Le api vengono spesso presentate come un modello di operosità, quasi fossero un invito a lavorare sempre di più. Ma possiamo osservarle senza trasformarle nell’ennesimo metro con cui misurare la nostra efficienza. Il loro rapporto con i fiori ci offre uno spunto diverso: imparare a vedere ciò che un bilancio troppo stretto lascia fuori.


Il diritto di esistere senza dover rendere


C’è però un passo ulteriore da compiere. Se riconoscessimo valore alle api soltanto perché aiutano le nostre coltivazioni, continueremmo a guardare la natura esclusivamente attraverso ciò che possiamo ricavarne. Avremmo allargato il conto, ma saremmo ancora intenti a chiedere a ogni essere vivente quale servizio ci offra.

Riconoscere la nostra dipendenza dagli ecosistemi è fondamentale; da questa consapevolezza può nascere anche il rispetto per una vita che ha ragioni proprie, indipendenti dai nostri bisogni. Un prato ospita esistenze, relazioni e possibilità prima ancora di diventare una risorsa per qualcuno.

Anche per noi, forse, sarebbe un sollievo smettere di dover dimostrare continuamente la nostra utilità. Una persona conserva il proprio valore quando è stanca, quando ha bisogno di essere aiutata, quando attraversa un periodo nel quale riesce semplicemente ad arrivare alla fine della giornata.


Lasciare spazio alla vita


Possiamo cominciare da un gesto concreto: guardare diversamente uno spazio verde. Un prato perfettamente rasato può sembrarci curato, mentre un angolo con fiori spontanei ci appare trascurato. Eppure, per gli impollinatori, la presenza di fioriture e ambienti diversi può fare una grande differenza. Conservare siepi e zone fiorite e ridurre l’impiego di pesticidi sono azioni che contribuiscono a proteggerli.

Non tutto ciò che vive deve corrispondere alla nostra idea di ordine, così come non tutto il tempo che attraversiamo deve trasformarsi in una prestazione. Possiamo lasciare un po’ di spazio ai fiori e un po’ di respiro alle nostre giornate, imparando a riconoscere ciò che accade anche quando sembra che non stia accadendo nulla.

La prossima volta che vedremo un’ape posarsi su un fiore, potremo fermarci un momento senza chiederci quanto miele produrrà. Sarà già un piccolo cambiamento nel nostro modo di guardare il mondo.


Citazione d’autore

«Per fare un prato occorrono un trifoglio e un’ape.»

Emily Dickinson

Musica da ascoltare

“Il volo del calabrone” – Nikolaj Rimskij-Korsakov

Un intreccio rapidissimo di note evoca il ronzio e il movimento imprevedibile di un insetto in volo. Un accompagnamento vivace per osservare con meraviglia quel piccolo mondo che spesso attraversa le nostre giornate senza essere notato, e dal quale dipende una parte così grande della vita che ci circonda.

Consiglio consapevole

Lascia fiorire un piccolo angolo del giardino o scegli per il balcone piante locali adatte agli impollinatori. Prima di togliere un fiore spontaneo, fermati a osservare chi lo visita.

 


 


 


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