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La vita è una cosa seria. Anche ridere.

Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
Redazione UAM.TV
10 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Affrontare le difficoltà con leggerezza, riconoscere le nostre contraddizioni e concederci una risata: un modo per abitare il mondo con maggiore consapevolezza, senza smettere di prendercene cura.

La vita è una cosa seria. Anche ridere.

Ci sono giornate che sembrano cominciare già in ritardo. Un messaggio a cui rispondere, una spesa imprevista, una discussione rimasta in sospeso, le notizie che arrivano dal mondo e si aggiungono alle preoccupazioni personali. Prima ancora di aver fatto colazione, abbiamo la sensazione di dover sostenere qualcosa di enorme. In mezzo a tutto questo, può accadere che qualcuno faccia una battuta, che una situazione riveli improvvisamente il suo lato assurdo, che ci torni in mente una scena comica. Ridiamo e, per qualche istante, ritroviamo spazio per respirare.

I problemi sono ancora lì, eppure qualcosa nel nostro modo di guardarli è cambiato. Quel piccolo spostamento merita attenzione, perché spesso ci dimentichiamo che possiamo affrontare la vita con serietà senza rinunciare alla leggerezza.


Il peso delle cose e quello che aggiungiamo noi


Siamo abituati ad associare la responsabilità a un’espressione preoccupata. Quasi che, per dimostrare quanto teniamo al lavoro, alla famiglia o al futuro, dovessimo pensarci continuamente e portarne sempre addosso la fatica. A volte arriviamo a sentirci in colpa per un momento di allegria: come possiamo ridere, con tutto quello che sta succedendo?

Eppure la preoccupazione continua non coincide necessariamente con la cura. Possiamo passare una notte a immaginare ogni possibile conseguenza di un problema senza avvicinarci di un passo alla sua soluzione. Possiamo trasformare un errore in un giudizio definitivo su noi stessi, un contrattempo nella prova che tutto andrà male, una divergenza di opinioni in una battaglia da vincere.

La leggerezza comincia quando impariamo a riconoscere questo peso aggiunto. Ci permette di dare alle cose la loro importanza, senza consegnare a ciascuna il potere di occupare tutta la nostra vita. Una bolletta va pagata, un conflitto va affrontato, una scelta difficile richiede attenzione; possiamo occuparcene lasciando comunque spazio a una cena piacevole, a una conversazione buffa, a un momento di gioco.


I comici ci aiutano a riconoscerci


In questo esercizio, chi sa farci ridere svolge un ruolo prezioso. Un bravo comico osserva ciò che spesso ci sfugge proprio perché ci siamo immersi: le piccole vanità, i rituali assurdi, le frasi fatte, il bisogno di apparire competenti anche quando non abbiamo capito nulla. Porta sulla scena qualcuno che pretende di avere sempre ragione e noi ridiamo, salvo riconoscere, un istante dopo, qualcosa che abbiamo fatto quella mattina.

La comicità ci offre una possibilità rara: vedere un nostro difetto senza sentirci subito sotto processo. Attraverso l’esagerazione, il paradosso e il rovesciamento delle aspettative, rende visibile la distanza tra l’immagine che abbiamo di noi e il modo in cui ci comportiamo. Possiamo accorgerci di essere stati presuntuosi, rigidi o incoerenti e cominciare ad ammetterlo con un sorriso.

Anche la satira può avere questa forza. Quando mette a nudo la retorica del potere, l’arroganza o l’assurdità di una regola, ci aiuta a guardare con maggiore libertà ciò che sembrava intoccabile. Una risata può incrinare la soggezione e aprire lo spazio per una domanda.

Poi c’è il valore più semplice e quotidiano della compagnia. Una voce comica ascoltata alla radio, un film rivisto tante volte, una battuta condivisa con un amico possono diventare un appuntamento capace di alleggerire una giornata. Chi ci fa ridere ci regala anche questo: un momento nel quale le preoccupazioni smettono di essere le uniche protagoniste.


Ridere fa bene: cosa ci dice la scienza


La ricerca offre indicazioni concrete sui benefici della risata. Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel 2023 su PLOS ONE ha riunito otto studi, per un totale di 315 partecipanti, esaminando gli effetti della risata spontanea sui livelli di cortisolo, un ormone coinvolto nella risposta allo stress. Nel complesso, gli interventi che suscitavano risate erano associati a una maggiore riduzione del cortisolo rispetto alle condizioni di controllo. Gli studi erano piccoli e diversi tra loro, quindi servono ulteriori ricerche per chiarire la portata e la durata degli effetti; il risultato sostiene comunque il possibile contributo della risata al benessere.

Possiamo accogliere questa indicazione senza trasformarla nella promessa che una risata risolva tutto. Il suo valore sta anche nella possibilità di interrompere la tensione e concederci una pausa. A volte, dopo aver riso, riusciamo a tornare a una conversazione difficile con meno rigidità, oppure a riconoscere che stavamo trattando un piccolo inconveniente come una catastrofe.

Nella vita quotidiana, inoltre, ridere insieme può diventare un modo per ritrovarsi. Durante una giornata storta, una battuta affettuosa può ricordarci che abbiamo ancora qualcosa da condividere oltre alla fatica.


Imparare a sorridere di noi stessi, con gentilezza


L’autoironia richiede una certa fiducia: possiamo ammettere una goffaggine senza pensare che ci renda meno degni di rispetto. Abbiamo dimenticato perché siamo entrati in una stanza, cercato gli occhiali mentre li indossavamo, difeso con sicurezza un ricordo completamente sbagliato. Sono piccoli episodi che ci restituiscono alla nostra umanità e ridimensionano la pretesa di essere sempre impeccabili.

Vale però la pena distinguere l’autoironia dall’abitudine a svalutarsi. Raccontare con affetto una propria figuraccia è diverso dal ripetere continuamente di essere incapaci. La leggerezza che ci aiuta conserva il rispetto per noi stessi e per gli altri.

Lo stesso vale per le battute sul dolore. Ci sono persone che trovano nell’umorismo un modo per attraversare momenti durissimi, e altre che in quel momento hanno bisogno soltanto di essere ascoltate. La sensibilità consiste anche nel capire quando scherzare e quando restare in silenzio. Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a ridere per rendere più sopportabile agli altri la propria sofferenza.


Un saluto a Giorgio Bracardi


Questa riflessione sulla leggerezza ci porta a salutare con commozione Giorgio Bracardi, che ci ha lasciati il 12 ottobre, a 93 anni. Con i suoi personaggi, da Scarpantibus a Max Vinella, e con la stagione di Alto gradimento, ha lasciato un segno nella comicità e nella memoria di tanti ascoltatori.

Bracardi aveva il genio dell’assurdo, la capacità di trasformare una voce, un verso, un’esagerazione in qualcosa di immediatamente riconoscibile. Nei suoi personaggi potevamo ritrovare, deformate fino a diventare irresistibili, le manie e le pretese degli esseri umani. Bastava ascoltarlo perché l’ordine apparente delle cose si scomponesse e lasciasse entrare una risata.

Chi ci fa ridere entra nella nostra storia in un modo particolare. Diventa una battuta ripetuta a tavola, una voce imitata tra amici, il ricordo di una persona con cui abbiamo riso e che magari oggi non c’è più. Per questo la sua scomparsa ci tocca anche personalmente: insieme all’artista salutiamo momenti della nostra vita ai quali ha fatto compagnia.

Ciao Giorgio, e grazie per tutte le volte in cui ci hai alleggerito una giornata difficile. Oggi ti salutiamo con un nodo alla gola e con quel sorriso che continua ad arrivare, appena ripensiamo a te.


Citazione d’autore

«La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso.»

Italo Calvino, Lezioni americane.

Consiglio consapevole

Quando un piccolo contrattempo rischia di occupare tutta la giornata, fermati e domandati: «Che cosa richiede davvero questa situazione, e che cosa sto aggiungendo io?». Individua un gesto concreto per affrontarla, poi concediti una pausa: una telefonata a qualcuno con cui stai bene, una scena comica che ami, il racconto affettuoso della tua ultima goffaggine. Osserva se, tornando al problema, riesci a guardarlo con un po’ più di spazio e meno tensione.

Musica per la lettura

Always Look on the Bright Side of Life — Monty Python

Un fischiettio inconfondibile e l’ironia dissacrante dei Monty Python accompagnano un invito a sorridere persino nelle circostanze più assurde. Nata per il finale di Brian di Nazareth, questa canzone porta all’estremo il contrasto tra la durezza della realtà e la possibilità di affrontarla con leggerezza. Una scelta perfetta per ricordarci quanto la comicità possa aiutarci a ridimensionare le nostre pretese, accogliere le contraddizioni della vita e trovare ancora il fiato per una risata.

Lettura consigliata

Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio — Italo Calvino

La prima delle lezioni è dedicata alla leggerezza, esplorata attraverso la letteratura come un valore capace di cambiare il nostro sguardo. Una lettura da assaporare lentamente, lasciando che le immagini e le riflessioni di Calvino ci accompagnino anche fuori dalla pagina, quando cerchiamo un modo più lucido e libero di attraversare la complessità delle giornate.

 


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