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La notte in cui gli animali parlano

  • Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
    Redazione UAM.TV
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Epifania, soglie invisibili e il linguaggio segreto che abbiamo appena attraversato

La notte in cui gli animali parlano

La notte appena trascorsa


La notte tra il 5 e il 6 gennaio è appena scivolata via. Un passaggio silenzioso, quasi impercettibile, eppure carico di significato. È una di quelle notti che la tradizione non ha mai considerato come le altre. Una soglia. Un punto di confine. Una fessura nel tempo in cui il mondo, per poche ore, sembra essersi disposto ad ascoltare ciò che normalmente resta muto.

Secondo una credenza popolare antichissima, diffusa in molte regioni d’Italia e d’Europa, proprio in questa notte gli animali possono parlare. Non lo fanno per intrattenere. Non lo fanno per stupire. Parlano perché qualcosa, in questo preciso momento dell’anno, si riallinea.


Una leggenda che non nasce per i bambini


Col tempo questa storia è diventata una fiaba. Ma all’origine non aveva nulla di rassicurante. Si raccontava che gli animali, soprattutto quelli domestici, nelle stalle e nei cortili, acquisissero la parola tra la mezzanotte e l’alba. E si diceva anche che gli esseri umani non dovessero ascoltarli.

Non per paura degli animali, ma per timore della verità. In molte versioni della leggenda, ciò che gli animali dicono è profondo, scomodo, a volte persino profetico. Commentano il comportamento degli uomini, ne smascherano le contraddizioni, anticipano eventi che non siamo pronti ad accogliere. Per questo chi origlia rischia la follia o la sventura. Non come punizione, ma come conseguenza.


Epifania e manifestazione


Non è un caso che questa credenza sia legata all’Epifania. Il 6 gennaio è il giorno della manifestazione, del disvelamento, del momento in cui qualcosa che era nascosto si rende visibile. Nella tradizione cristiana, la leggenda si intreccia con il racconto della nascita di Gesù. Il bue e l’asino, presenti nella stalla, avrebbero ricevuto il dono della parola come ricompensa per aver scaldato il Bambino.

La notte appena trascorsa sarebbe il momento in cui quel dono riaffiora. È anche la notte della Befana, figura liminale per eccellenza, sospesa tra sacro e profano, tra ciò che finisce e ciò che comincia, tra l’infanzia e la consapevolezza.


La sapienza muta della natura


Nel mondo contadino gli animali non sono mai stati considerati semplici risorse. Erano custodi di un sapere diverso, più antico, più istintivo, profondamente legato ai cicli della terra. Non stupisce che tradizioni simili esistano anche in Europa centrale, nei Paesi slavi e nel mondo germanico. Cambiano i dettagli, cambiano le date, ma il cuore del racconto resta lo stesso.

Esiste una conoscenza che non passa attraverso il linguaggio umano. Una conoscenza che non chiede di essere posseduta, ma rispettata.


Una soglia che si richiude


Ora che il giorno dell’Epifania è arrivato, quella soglia si è richiusa. Le feste finiscono, il tempo riprende il suo passo ordinario, il mondo torna a chiedere efficienza, risposte, spiegazioni. Ma forse il senso di questa antica leggenda non sta nel credere letteralmente che gli animali parlino. Sta nel ricordarci che non tutto è sempre accessibile. Che non tutto deve essere ascoltato di nascosto.

Alcune verità non vanno afferrate. Vanno lasciate lì, a vibrare, come un’eco che ci accompagna senza farsi catturare.


Ciò che resta dopo il silenzio


La notte in cui gli animali parlano è passata. Ma il suo insegnamento resta. Ci ricorda che esistono momenti in cui il mondo ci chiede non di capire di più, ma di fare spazio. Di rallentare. Di ascoltare senza pretendere.

Forse la vera domanda non è se gli animali abbiano parlato. Ma se noi, anche solo per un istante, siamo stati capaci di tacere abbastanza da accorgercene.


Citazione d’autore

“L’uomo moderno crede di sapere tutto, ma ha dimenticato come si ascolta.”

Martin Buber

Consiglio consapevole

In questo giorno di Epifania, porta con te il silenzio della notte appena trascorsa. Prima di riempire le giornate di parole, informazioni e giudizi, concediti spazi di ascolto autentico. La consapevolezza cresce quando impariamo a rispettare ciò che non chiede di essere spiegato.


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