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Viaggiare leggeri: imparare a salutare ciò che non ci serve più

Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
Redazione UAM.TV
13 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Oggetti, ricordi e cose conservate “perché non si sa mai”: scegliere che cosa tenere può aiutarci a ritrovare spazio nelle nostre case e nella nostra vita.

Viaggiare leggeri: imparare a salutare ciò che non ci serve più

C’è un cassetto, in quasi ogni casa, dove finiscono le cose alle quali non sappiamo dare una destinazione: un caricabatterie di un telefono che non possediamo più, chiavi di serrature dimenticate, istruzioni di elettrodomestici ormai sostituiti. Poi ci sono gli armadi, le scatole sopra i mobili, gli scaffali del garage. Spazi che, lentamente, diventano depositi di decisioni rimandate, perché davanti a ogni cosa torna la stessa frase: «Magari, un giorno, potrebbe servire».

Qualche volta è vero. Altre volte quel giorno continua ad allontanarsi, mentre le cose restano e il posto per noi diminuisce. Imparare a viaggiare leggeri comincia proprio qui, dalla possibilità di domandarci che cosa vogliamo davvero portare con noi e che cosa stiamo custodendo soltanto perché non abbiamo ancora trovato il modo di dirgli addio.


Dentro gli oggetti mettiamo molto di noi


Un vestito può rappresentare una stagione felice, un servizio di piatti una casa in cui siamo cresciuti, un attrezzo il progetto di qualcosa che avremmo voluto imparare. Per questo separarsi da un oggetto può essere più complicato di quanto sembri: insieme alla sua presenza materiale sentiamo di mettere in discussione un ricordo, una possibilità, perfino un’immagine di noi stessi.

Conserviamo la chitarra che non suoniamo da vent’anni perché una parte di noi aspetta ancora di diventare quella persona; teniamo un acquisto mai utilizzato perché regalarlo significherebbe ammettere di avere speso male i nostri soldi; lasciamo intatto un regalo che non ci piace per paura di mancare di rispetto a chi ce lo ha donato. A volte ciò che occupa spazio è una promessa che facciamo fatica a rivedere.

Possiamo guardare queste esitazioni con comprensione. Chi ha attraversato difficoltà economiche può avere ottime ragioni per attribuire valore a una scorta o a qualcosa che si potrebbe riparare. Selezionare ciò che teniamo richiede rispetto per la nostra storia e per le risorse che abbiamo oggi.


Il peso delle cose continua dopo l’acquisto


Ogni oggetto che entra nella nostra vita richiede qualcosa: spazio, pulizia, manutenzione, tempo per essere cercato o spostato. Il suo costo continua anche dopo che lo abbiamo pagato. Ce ne accorgiamo quando dobbiamo svuotare un tavolo per poterci lavorare, quando acquistiamo di nuovo qualcosa che abbiamo già ma non riusciamo a trovare, quando rinunciamo a utilizzare una stanza perché è diventata un magazzino.

Anche la vista di tanti lavori incompiuti può diventare un continuo richiamo a ciò che dovremmo fare: riparare quella lampada, sistemare quei documenti, decidere che cosa mettere in quella scatola. Alla fatica pratica si aggiunge una sensazione di sospensione, come se ogni oggetto lasciato in attesa tenesse aperta una piccola richiesta.

Fare spazio può alleggerire una parte di questo carico. I problemi della vita rimangono complessi, ma un tavolo nuovamente disponibile o un armadio in cui troviamo ciò che cerchiamo sono cambiamenti concreti, che restituiscono agio alle giornate.


Quando l’accumulo diventa sofferenza: la disposofobia


È importante distinguere la comune tendenza a conservare troppo dal disturbo da accumulo, conosciuto anche come disposofobia. In questa condizione la difficoltà a separarsi dagli oggetti è persistente e può accompagnarsi a un forte disagio; l’accumulo può arrivare a impedire l’uso degli ambienti domestici e compromettere la vita quotidiana e le relazioni. Avere una casa disordinata o molti ricordi, da solo, non significa soffrirne.

Quando queste difficoltà provocano sofferenza o rendono la casa poco vivibile, è opportuno rivolgersi a un professionista della salute mentale, eventualmente partendo dal proprio medico. Trattare la situazione come una semplice mancanza di volontà rischia di far sentire ancora più incompresa la persona che la vive. I suggerimenti per riordinare possono essere utili nella quotidianità, ma non sostituiscono un percorso di cura quando è necessario.


Utile, importante, superfluo: imparare a scegliere


Per scegliere che cosa tenere possiamo cominciare da una domanda: quale posto ha questo oggetto nella mia vita di oggi? Ci sono cose che utilizziamo spesso e altre che servono soltanto in certe occasioni, come una valigia o un attrezzo per una manutenzione. La frequenza d’uso è un indizio, da valutare insieme alla funzione e alla possibilità concreta di averne bisogno.

Poi ci sono le cose importanti per ragioni che nessun criterio di utilità potrebbe misurare: una lettera, un disegno, una fotografia, un libro pieno di annotazioni. Anche la bellezza, l’affetto e il piacere hanno diritto di abitare le nostre case. Una casa può contenere molti oggetti ed essere uno spazio amato e vivibile.

Il superfluo emerge quando conservare diventa un gesto automatico, scollegato da un bisogno o da un significato che sentiamo ancora nostro. Possiamo allora chiederci: lo sceglierei di nuovo oggi? Sto conservando qualcosa che apprezzo oppure sto rimandando una decisione per senso di colpa? Ho un uso realistico in mente o soltanto un generico «non si sa mai»?


Prima regola: se avevo dimenticato di averlo, ne ho sentito la mancanza?

Quando da un armadio o da una scatola riemerge qualcosa di cui avevamo completamente dimenticato l’esistenza, prima di riporlo automaticamente possiamo domandarci: «Da quanto tempo non ricordavo di averlo? In questo periodo ne ho mai sentito la mancanza?»

Se abbiamo vissuto bene senza utilizzarlo e senza nemmeno pensarlo, abbiamo un indizio concreto del fatto che potremmo farne a meno. Il ritrovamento può suscitare una piccola emozione, ma vale la pena distinguere il piacere della sorpresa dal desiderio reale di tornare a usare quell’oggetto.

Naturalmente esistono cose che servono in occasioni particolari e ricordi che, ritrovati, tornano a emozionarci. Queste domande ci aiutano soprattutto a riconoscere ciò che conserviamo per abitudine. Il fatto di averlo riscoperto non lo rende improvvisamente necessario.


Seconda regola: quando qualcosa entra, qualcos’altro esce

Possiamo cominciare da una categoria semplice, come le magliette, e chiederci quante ce ne servano davvero, considerando abitudini, stagioni e frequenza dei lavaggi. Una volta individuata una quantità adatta alla nostra vita, ogni nuovo acquisto comporterà una scelta: quale maglietta lascerà il posto a quella appena arrivata?

Se è ancora in buono stato potremo regalarla, venderla o donarla; se è ormai inutilizzabile, destinarla al corretto recupero o smaltimento. La stessa regola può valere per tazze, scarpe e altre categorie che tendono a moltiplicarsi senza che ce ne accorgiamo.

Sapere che un acquisto richiederà anche una rinuncia ci invita a riflettere prima di comprare: desideriamo davvero quella novità abbastanza da sostituire qualcosa che abbiamo già? La quantità scelta potrà cambiare quando cambiano le nostre esigenze, ma intanto avremo stabilito un limite consapevole. Se nessuna delle magliette che possediamo merita di uscire, forse quella nuova può restare in negozio.


I ricordi meritano un posto scelto


Ci sono oggetti che ci aiutano a sentire vicina una persona, un luogo, un periodo della nostra vita. Possiamo custodirli con cura e concederci tutto il tempo necessario prima di decidere che cosa farne, soprattutto quando sono legati a una perdita recente. Nessuna regola sul riordino dovrebbe imporre i tempi di un distacco.

Con il tempo, qualcuno scopre di voler conservare poche cose particolarmente significative; altri trovano conforto in una raccolta più ampia. Il criterio può essere la relazione che sentiamo con quegli oggetti, la possibilità di guardarli, usarli, ritrovarli, invece di lasciarli scomparire dentro scatole di cui abbiamo dimenticato il contenuto.

Per alcuni oggetti può essere utile una fotografia accompagnata da qualche riga che ne racconti la storia. Per altri desideriamo mantenere il contatto con la materia, il profumo, i segni dell’uso. Possiamo scegliere caso per caso, senza dover dimostrare a nessuno quanto siamo capaci di lasciar andare.


Lasciare andare può rimettere in circolo


Una giacca inutilizzata può scaldare qualcuno, un tavolo dimenticato può trovare posto in un’altra casa, uno strumento può permettere a un’altra persona di cominciare. Regalare, vendere o donare ciò che è ancora in buono stato permette agli oggetti di avere una nuova funzione, purché chi li riceve ne abbia davvero bisogno.

Quello che è rotto richiede invece una valutazione onesta: possiamo ripararlo concretamente, oppure lo stiamo conservando da anni senza un progetto? Quando è il momento di smaltirlo, farlo correttamente è parte della responsabilità che abbiamo verso ciò che acquistiamo. La stessa attenzione può accompagnarci prima di ogni acquisto, per evitare che gli spazi appena liberati tornino a riempirsi.


Citazione d’autore

«Non abbiate nelle vostre case nulla che non sappiate essere utile o che non riteniate bello.»

William Morris, The Beauty of Life, 1880

Consiglio consapevole: comincia da uno spazio piccolo

Scegli un cassetto o una mensola e dedica quindici minuti a guardarne il contenuto. Metti da parte ciò che usi, riconosci ciò che ha un valore affettivo e individua quello che può uscire dalla tua casa. Di fronte a qualcosa che avevi dimenticato, prova a domandarti da quanto tempo e se ne hai sentito la mancanza. Scegli poi una categoria alla quale applicare la regola «uno entra, uno esce», stabilendo una quantità adatta a te.

Concludi un gesto concreto: consegna ciò che hai deciso di regalare, organizza una riparazione fattibile, porta al corretto punto di raccolta ciò che non è più utilizzabile. Uno spazio piccolo, davvero recuperato, può essere più incoraggiante di un’intera casa messa sottosopra.

Viaggiare leggeri è una pratica di attenzione verso ciò che ci accompagna. Possiamo portare con noi cose utili, cose belle, cose che raccontano da dove veniamo, lasciando spazio anche a quello che desideriamo vivere adesso. Nel bagaglio di ciascuno ci sarà qualcosa di diverso; l’importante è poterlo scegliere, invece di continuare a trascinarlo per abitudine.

Possiamo essere grati a qualcosa per il posto che ha avuto nella nostra vita, anche quando quel posto non è più qui.

Musica consigliata

“Traveling Light” — Leonard Cohen

Un accompagnamento che richiama già nel titolo il viaggio con un bagaglio leggero. La voce di Cohen e il tono insieme intimo e malinconico offrono una risonanza poetica alla riflessione sul distacco e su ciò che scegliamo di portare con noi.

 





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