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Umberto Eco, l’arte dell’interpretazione e il piacere di capire

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    Redazione UAM.TV
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Intervista immaginaria nel giorno del suo compleanno

Umberto Eco, l’arte dell’interpretazione e il piacere di capire

Una data di soglia, un pensatore delle soglie


Il 5 gennaio nasce Umberto Eco.Vigilia dell’Epifania, ultimo giorno prima della rivelazione. Una data liminale, sospesa, che sembra fatta apposta per ricordare un intellettuale che ha passato la vita a muoversi sulle soglie: tra cultura alta e cultura popolare, tra rigore accademico e divulgazione, tra fede nei testi e diffidenza verso le verità assolute.

Nell’Italia del secondo dopoguerra, impegnata a ricostruire se stessa non solo materialmente ma anche simbolicamente, Eco è stato una figura centrale perché ha fornito strumenti. Non risposte definitive, ma metodi per orientarsi. In un Paese attraversato da ideologie forti, media di massa emergenti e nuove forme di potere simbolico, Eco ha insegnato a leggere ciò che sembrava ovvio.


Perché Eco è stato ed è così importante


Umberto Eco ha avuto un ruolo unico nella cultura italiana perché ha preso sul serio i segni. Tutti i segni. Dai testi medievali alla televisione, dalla pubblicità ai fumetti, dalla letteratura colta ai fenomeni popolari. Ha mostrato che il senso non è mai neutro e che ogni forma di comunicazione produce effetti reali.

In questo sta la sua importanza nel dopoguerra: Eco ha aiutato l’Italia a passare dalla venerazione delle grandi narrazioni alla pratica del pensiero critico. Non ha mai demonizzato la cultura di massa, ma l’ha analizzata. Non ha mai semplificato il mondo, ma ha cercato di renderlo leggibile. È stato un intellettuale pubblico nel senso più pieno del termine: presente, rigoroso, mai decorativo.


Intervista immaginaria a Umberto Eco


Immaginiamo di incontrarlo in una biblioteca fuori dal tempo. I libri non sono reliquie, ma strumenti di lavoro. Alcuni aperti, altri annotati, altri ancora lasciati volutamente in silenzio.


Professore Eco, perché abbiamo così paura di interpretare?


Umberto Eco: Perché interpretare significa assumersi una responsabilità. Molti preferiscono credere che il significato sia già lì, pronto, confezionato. Ma il senso non è un oggetto, è una relazione. E le relazioni richiedono attenzione, dubbio, fatica. Oggi si scambia spesso la semplificazione per chiarezza. Non sono la stessa cosa.


Lei ha sempre distinto tra interpretazione e delirio interpretativo. Dove passa il confine?


Umberto Eco: Il confine passa dal rispetto dei limiti. Un testo non dice tutto, ma non dice nemmeno qualsiasi cosa. L’errore contemporaneo è pensare che ogni lettura valga quanto un’altra. Non è vero. Interpretare non è inventare liberamente, è dialogare con una struttura che resiste. Il problema non è chi cerca senso, ma chi non accetta che il senso possa contraddirlo.


Viviamo in un’epoca di complotti, semplificazioni, verità assolute. L’aveva prevista?


Umberto Eco: Non serviva prevederla, bastava conoscere la storia. Ogni volta che una società perde gli strumenti critici, nascono narrazioni totali. Il complotto è una forma primitiva di rassicurazione: trasforma la complessità in colpa, il caos in regia. È una scorciatoia cognitiva, non una rivelazione.


Che ruolo ha la cultura in tutto questo?


Umberto Eco: La cultura non serve a sentirsi migliori. Serve a difendersi. Difendersi dalle parole usate male, dalle immagini usate troppo, dalle storie raccontate per manipolare. Una società colta non è quella che conosce più nozioni, ma quella che sa riconoscere quando qualcuno sta barando con il linguaggio.


Lei ha scritto romanzi complessi e popolari allo stesso tempo. È ancora possibile farlo?


Umberto Eco: È sempre possibile, ma richiede rispetto per il lettore. Non bisogna sottovalutarlo, né compiacerlo. Il lettore è disposto a fare strada, se sente che non lo stai ingannando. La vera divulgazione non semplifica il contenuto, semplifica l’accesso.


Se dovesse lasciare un consiglio a chi oggi prova a raccontare il mondo?


Umberto Eco: Diffidate delle risposte immediate. Allenatevi a fare buone domande. E soprattutto ricordate che capire è un piacere lento. Chi promette illuminazioni istantanee, di solito sta vendendo qualcos’altro.


Un’eredità che riguarda il presente


Eco resta fondamentale oggi perché non ci ha lasciato un sistema chiuso, ma un atteggiamento. Dubitare senza cinismo. Interpretare senza arbitrio. Accettare la complessità senza trasformarla in confusione.

Celebrarlo il 5 gennaio significa ricordare che la cultura non è un ornamento, ma una forma di autodifesa collettiva. E che il pensiero critico non è un talento per pochi, ma un esercizio quotidiano per chiunque non voglia essere governato da parole altrui.


Citazione d’autore

“Chi non legge, a settant’anni avrà vissuto una sola vita. Chi legge ne avrà vissute cinquemila.”

Umberto Eco

Consiglio consapevole

Quando una spiegazione del mondo ti sembra troppo semplice, fermati. Chiediti cosa esclude, cosa tace, cosa nasconde. La libertà comincia quasi sempre da una domanda ben posta.


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