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Tukdam – Oltre il confine della morte

  • Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
    Redazione UAM.TV
  • 1 ago
  • Tempo di lettura: 2 min

Quando la coscienza resiste alla fine, e il corpo non si dissolve

Tukdam – Oltre il confine della morte

Un mistero antico che parla al presente


Esiste un luogo dove la vita e la morte non si escludono, ma si abbracciano in un silenzio assoluto. Quel luogo si chiama tukdam, ed è lo stato meditativo che, secondo la tradizione buddhista tibetana, alcuni maestri spirituali riescono a mantenere anche dopo la morte clinica.

Non è una leggenda, né un simbolo. È un fenomeno osservabile. Il cuore smette di battere, le funzioni vitali si arrestano, ma il corpo resta integro, composto, immobile in posizione di meditazione, senza alcun segno di decomposizione per giorni, a volte settimane.


Un viaggio tra scienza e spiritualità


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"Tukdam – Between Worlds" ci accompagna in un viaggio affascinante e profondo nel mistero del morire. Il documentario esplora questa soglia estrema mettendo a confronto due prospettive complementari: quella spiritu

ale dei monaci tibetani e quella scientifica di neurologi e ricercatori che cercano di comprendere, misurare, spiegare.

Attraverso testimonianze dirette, immagini intime, e un linguaggio rispettoso e poetico, il film indaga sul significato della coscienza, sulla possibilità che la mente sopravviva alla fine del corpo, e su cosa accada davvero nel momento del trapasso.


Morire da vivi, attraversare da svegli


Nel Buddhismo tibetano, il morire è una pratica, un esercizio quotidiano. I maestri realizzati si preparano per tutta la vita all’istante del passaggio, con l’intento di vivere anche la morte con piena consapevolezza. Il tukdam non è dunque un miracolo, ma il culmine di un percorso spirituale profondo e rigoroso.

Il documentario ci mostra questi percorsi, fatti di silenzio, disciplina e compassione. E ci invita a interrogarci: cosa accade davvero alla coscienza quando il corpo si spegne? È possibile che ciò che chiamiamo “sé” sopravviva alla materia?


Un racconto che sfida le certezze


In un tempo in cui la morte è spesso rimossa, medicalizzata, nascosta dietro tende e protocolli, "Tukdam – Between Worlds" ci propone un racconto controcorrente. Ci mostra la morte come atto sacro, spazio di transizione, luogo di possibile risveglio.

E nel farlo, sfida le certezze dell’Occidente, quelle che riducono l’essere umano a parametri fisiologici, e che vedono la coscienza come semplice epifenomeno del cervello. Questo film ci ricorda che c’è ancora molto da esplorare. Molto da ascoltare. Molto da sentire.


Un’occasione per guardare oltre


Guardare questo documentario significa fermarsi. Respirare. Lasciarsi interrogare da una verità che non può essere misurata in laboratorio, ma che vive nei gesti antichi di chi ha scelto di morire da sveglio.

È un invito a rivedere il nostro rapporto con la vita, la morte e la coscienza stessa. Un’occasione rara per aprirsi a ciò che ancora non comprendiamo. Per abitare – anche solo per un momento – lo spazio tra i mondi.




Citazione d’autore

“La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte.”

Haruki Murakami

Consiglio consapevole

Non guardare "Tukdam – Between Worlds"  con l’urgenza di capire tutto. Lascia che il mistero ti tocchi, anche se non sai come spiegartelo. Forse la vera saggezza non sta nel sapere, ma nel saper restare. Anche davanti alla morte.


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