Ritrovare il ritmo: il valore del fermarsi
- Sebastiano Vianello
- 17 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Quando il corpo parla, l’ascolto diventa un gesto d’amore

Il corpo che ferma, la mente che corre
Ci sono momenti in cui la vita ci chiede una sola cosa: rallentare. Non lo fa con gentilezza, non lo fa con delicatezza. A volte arriva una normale, seppur violenta, influenza di stagione, di quelle che ti schiantano ossa e muscoli, e il corpo – in modo inequivocabile – spegne l’interruttore. In quei momenti, il primo istinto spesso non è la cura ma la colpa. Ci sentiamo in dovere di reagire, di rialzarci, di lavorare comunque, di essere presenti anche quando non abbiamo più nemmeno la forza di parlare.
Il senso di colpa non nasce dal corpo
Quel senso di colpa non è naturale. Non arriva dalle ossa che fanno male o dai muscoli che tremano, ma da un’idea esterna, culturale, che ci ripete che valiamo solo se produciamo. Eppure il corpo ha un linguaggio antichissimo che non mente. Quando chiede una pausa, è perché ne ha bisogno, non perché sta cercando di ostacolarci.
Perché gli articoli si sono fermati
Negli ultimi tre giorni avrete notato che sul blog di UAM.TV non sono usciti nuovi articoli. Il motivo è semplice: ero malato. Un’influenza forte, una di quelle che non ti dà scampo, che ti ricorda quanto sia fragile quel meccanismo perfetto che ogni giorno ci permette di lavorare, creare, vivere. E invece di cedere al senso di colpa, questa volta ho scelto di ascoltare. Di fermarmi senza lotta. Di riposare senza giustificarmi.
Riposare come atto di rispetto verso se stessi
Prendersi tre giorni per stare a letto non è un segno di inefficienza, ma un gesto di rispetto. Significa riconoscere che la vita non è una corsa a ostacoli, ma un respiro lungo. Significa dare valore al proprio benessere quanto al proprio lavoro. Perché nulla può fiorire da un terreno esausto e nessuna creatività nasce da un corpo sofferente. Il riposo non è un cedimento: è saggezza.
La guarigione nasce anche dal silenzio
Viviamo in una società che ci spinge a temere il silenzio, ma è proprio lì che si ritrova il centro. È proprio lì che il corpo si riallinea, che la mente si schiarisce, che il cuore riprende il suo ritmo naturale.
Questi tre giorni non sono stati un vuoto, ma un ritorno all’essenziale. Uno spazio sacro in cui ricordare che anche l’immobilità può essere un atto creativo.
Citazione d’autore
«Riposare non è perdere tempo, è riconsegnarlo a se stessi.»
Anonimo
Consiglio consapevole
La prossima volta che la malattia ti chiede pausa, prova a non reagire con il senso di colpa. Siediti accanto al tuo corpo come si farebbe con un caro amico, accoglilo, ascoltalo. Rispetta la sua fragilità e la sua forza. È in quel gesto di gentilezza verso te stesso che inizia la vera guarigione.






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