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La Carta dei Diritti Assertivi di Manuel J. Smith: il coraggio di essere sé stessi

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    Redazione UAM.TV
  • 15 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Autonomia, responsabilità e rispetto nelle relazioni quotidiane

La Carta dei Diritti Assertivi di Manuel J. Smith: il coraggio di essere sé stessi

Nel profondo della psicologia dell’autenticità e della relazione con gli altri si trova un concetto semplice ma rivoluzionario: l’assertività. Non si tratta solo di dire “no” senza sensi di colpa, né di imporre la propria volontà. È piuttosto l’arte di vivere e comunicare in modo autentico, rispettando se stessi e gli altri, senza rinunciare ai propri bisogni e valori. In questo cammino, uno dei contributi più illuminanti è la Carta dei diritti assertivi proposta nel 1975 dallo psicologo americano Manuel J. Smith nel suo libro When I Say No, I Feel Guilty (Quando dico no, mi sento in colpa), un’opera che ha venduto oltre due milioni di copie e che rimane un pilastro nell’educazione alle relazioni consapevoli.


Cos’è l’assertività e perché conta


L’assertività è la capacità di esprimere chiaramente i propri pensieri, emozioni, desideri e bisogni in modo sincero e rispettoso, senza cadere nel comportamento passivo (che evita conflitti a proprio discapito) né in quello aggressivo (che calpesta gli altri). È un equilibrio sottile che nasce da un profondo rispetto per sé e per gli altri, e dalla consapevolezza che noi siamo gli unici responsabili del nostro modo di essere e di comunicare.

In questo senso, la Carta dei diritti assertivi ci indica non tanto “diritti astratti”, quanto piuttosto un modo di comprendere e vivere la nostra libertà interiore, perché è solo quando ci riconosciamo questi diritti che possiamo costruire relazioni sane, autentiche e rispettose.


I dieci diritti assertivi


Secondo la visione di Smith, ogni essere umano ha diritti fondamentali che gli consentono di esprimersi e vivere in modo autentico, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte senza sentirsi in colpa o costretto a giustificarsi. Ecco i principali diritti che la carta propone:


  1. Il diritto di giudicare il proprio comportamento, pensieri e emozioni e di assumersi la responsabilità delle conseguenze. Siamo noi a decidere chi siamo e come agiamo, e ad accettarne gli effetti.

  2. Il diritto di non offrire spiegazioni o scuse per le nostre scelte. Non dobbiamo giustificare ogni decisione agli altri, se non lo desideriamo.

  3. Il diritto di decidere se occuparci o meno dei problemi altrui. Non siamo responsabili di tutto, e possiamo scegliere se aiutare o no.

  4. Il diritto di cambiare idea. La crescita passa anche attraverso il mutamento.

  5. Il diritto di sbagliare e di imparare dai propri errori. Nessuna vita è priva di errori; il segreto è assumerci la nostra parte.

  6. Il diritto di dire “non lo so”. Ammettere l’incertezza è un atto di umanità e intelligenza.

  7. Il diritto di non dipendere dall’approvazione altrui prima di affrontare il mondo. La nostra autostima non nasce dal consenso esterno.

  8. Il diritto di essere illogici nelle nostre decisioni. Le nostre scelte non devono sempre aderire a un rigido modello di logica: spesso nascono dal cuore, dall’esperienza e dall’intuito.

  9. Il diritto di dire “non capisco”. Comprendere è un processo, e non dobbiamo fingere di sapere quando non è così.

  10. Il diritto di dire “non mi interessa” quando qualcosa non risuona con la nostra essenza.


Questi diritti, lungi dall’essere un manifesto di individualismo estremo, sono tappe di consapevolezza: ci ricordano che possiamo scegliere, sentire, sbagliare e cambiare, purché lo facciamo con responsabilità e rispetto per chi ci sta accanto.


Oltre la carta: la pratica dell’assertività consapevole


La vera trasformazione non avviene nell’elenco delle regole ma nella pratica quotidiana. Imparare a dire “no” senza sentirsi in colpa, riconoscere i propri limiti, esprimere le proprie emozioni anche quando è difficile: sono tutte abilità che nascono dall’interiorizzazione di questi diritti. L’assertività non è un tratto innato, ma una competenza umana che cresce con l’esperienza, la riflessione e la disponibilità a guardarsi dentro.

Nella nostra vita relazionale, essere assertivi significa riconoscere non solo i nostri diritti, ma anche quelli degli altri. Significa che la libertà non è fare tutto quello che vogliamo, ma piuttosto scegliere con consapevolezza, mantenendo l’integrità personale e la cura per il mondo intorno a noi.


Conclusione: diritti, dignità e libertà interiore


La Carta dei diritti assertivi di Manuel J. Smith ci invita a un lavoro profondo su noi stessi. Non è un elenco di regole da applicare meccanicamente, ma una mappa di consapevolezza per riconoscere la nostra dignità e il nostro valore, per prenderci cura di noi stessi, senza ferire o negare l’altro.

In un’epoca in cui la comunicazione è spesso frenetica e superficiale, questi diritti ci ricordano che l’assertività è la chiave per costruire relazioni autentiche, equilibrate, consapevoli: una vera rivoluzione interiore.


Citazione d’autore

“La libertà personale comincia quando smettiamo di vivere per evitare il disappunto degli altri.”

Manuel J. Smith

Consiglio consapevole

Prova per una settimana a osservare quante volte dici sì quando dentro di te senti un no. Non cambiare tutto subito. Semplicemente nota. L’assertività nasce prima dalla consapevolezza e poi dall’azione. Ogni piccolo gesto di autenticità rafforza la fiducia in te stesso e rende le tue relazioni più limpide.


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