Fare pace con ciò che non possiamo controllare

Le reazioni degli altri, gli imprevisti, le cose che non vanno come speravamo: imparare a riconoscere dove possiamo intervenire e dove abbiamo bisogno di lasciare spazio alla vita.

Ci sono giornate in cui arriviamo a sera stanchi anche se, apparentemente, non abbiamo fatto nulla di particolarmente faticoso. Abbiamo aspettato una risposta, ripensato a una conversazione, immaginato come qualcuno avrebbe dovuto comportarsi, cercato di prevedere un problema che forse non si presenterà. Una parte delle nostre energie se n’è andata così, nel tentativo di sistemare mentalmente una realtà che continuava a seguire la propria strada.
Vorremmo essere compresi quando ci spieghiamo, ricambiati quando ci spendiamo per qualcuno, rassicurati quando il futuro si fa incerto. Sono desideri umani, nei quali possiamo riconoscerci senza rimproverarci nulla. La fatica comincia quando trasformiamo quei desideri in condizioni indispensabili per stare bene: potrò ritrovare la pace soltanto quando quella persona capirà, quando tutto sarà chiarito, quando avrò la certezza che non succederà niente di spiacevole. Intanto, la nostra vita rimane in attesa.
La fatica di tenere tutto sotto controllo
Organizzarsi è utile, prepararsi può evitarci molti problemi e prendersi cura delle conseguenze delle proprie azioni è una forma di responsabilità. Ma nessuna preparazione può garantirci che tutto andrà come previsto. Possiamo scegliere con attenzione le parole di un messaggio, senza decidere come verranno accolte; possiamo dedicarci a un progetto, senza assicurarne il successo; possiamo voler bene a qualcuno, senza poter scegliere al suo posto.
Talvolta continuiamo a pensarci perché ci sembra che smettere significhi disinteressarci. Rileggiamo una risposta brusca, ricostruiamo una discussione, proviamo mentalmente dieci modi diversi per ottenere una spiegazione. Eppure, dopo un certo punto, quel lavorio non aggiunge informazioni e non ci aiuta a decidere. Riconoscere quel momento significa domandarsi con sincerità: sto cercando una soluzione oppure sto chiedendo al pensiero una certezza che non può darmi?
Ciò che possiamo fare, ciò che possiamo influenzare, ciò che dobbiamo attraversare
La distinzione proposta da Epitteto può diventare una domanda concreta da portare nella giornata: che cosa dipende da me, in questa situazione? Possiamo decidere di fare una telefonata, formulare una richiesta, rispettare un impegno, porre un limite. Possiamo anche contribuire a un cambiamento che richiede la collaborazione di altre persone, sapendo che il nostro contributo avrà un peso senza determinare da solo il risultato.
Esiste poi ciò che, almeno adesso, non possiamo modificare: una decisione già presa da altri, un fatto accaduto, un’attesa che ha i suoi tempi. In questi casi può aiutarci distinguere l’azione possibile dall’esito desiderato. Posso chiedere un chiarimento, ma non obbligare qualcuno a essere sincero; posso scusarmi, ma non stabilire quando verrò perdonato; posso prepararmi con cura, ma non eliminare ogni imprevisto. Il valore del mio gesto rimane anche quando la risposta del mondo è diversa da quella che speravo.
Accettare senza rinunciare a cambiare
La parola “accettazione” può suonare scomoda, soprattutto quando ciò che accade ci ferisce. Sembra chiedere di abbassare la testa, approvare un’ingiustizia o accontentarsi. Eppure riconoscere una situazione per quella che è può essere proprio il primo passo per intervenire: se smetto di aspettare che una persona cambi spontaneamente, posso decidere quale distanza mi serve; se ammetto che un progetto non funziona, posso modificarlo; se riconosco una difficoltà, posso chiedere aiuto.
Fare pace con un limite lascia spazio anche al dissenso, alla protezione di sé e all’impegno condiviso. Molte cose che non possiamo cambiare da soli possono essere affrontate insieme. Prima di concludere che non c’è niente da fare, vale la pena chiedersi se esistano alleati, risorse o strade che non abbiamo ancora considerato. Accettare il presente significa partire da dove siamo, con gli strumenti che abbiamo, per scegliere il passo successivo.
Anche le emozioni hanno bisogno di spazio
In questo percorso possiamo cadere in una nuova pretesa: voler controllare perfettamente anche ciò che sentiamo. Ci arrabbiamo e subito ci rimproveriamo di non essere abbastanza sereni; abbiamo paura e ci giudichiamo incapaci di lasciar andare. Così, alla difficoltà iniziale aggiungiamo la fatica di doverla affrontare nel modo “giusto”.
Non scegliamo sempre la prima emozione che arriva. Possiamo però imparare a riconoscerla e, quando ci riusciamo, concederci un intervallo prima di agire: rimandare una risposta, fare due passi, dire che abbiamo bisogno di tempo. Ci saranno giorni in cui questo spazio sarà ampio e altri in cui sarà piccolissimo. Anche fare pace con ciò che non controlliamo richiede pazienza verso noi stessi, soprattutto quando attraversiamo qualcosa che fa male.
Uno spunto per avvicinarsi all’Ho’oponopono
Queste domande offrono un punto di partenza per l’incontro con Giovanna Garbuio dedicato ai principi dell’Ho’oponopono. Nel suo lavoro sull’Ho’oponopono occidentale, Garbuio affronta anche la distinzione fra responsabilità e colpa: un passaggio su cui vale la pena soffermarsi quando riflettiamo sul rapporto tra la nostra esperienza interiore e ciò che accade.
Nella riflessione proposta qui, prendersi cura della propria risposta significa riconoscere il margine di azione disponibile, senza attribuirsi la causa di ogni evento o delle scelte degli altri. Possiamo cominciare da una domanda semplice: che cosa posso fare, oggi, per affrontare questa situazione con maggiore chiarezza e rispetto, anche verso me stesso?
Mercoledì 7 ottobre alle 20:30, Giovanna Garbuio sarà ospite della diretta UAMTV “I principi dell’Ho’oponopono”, sui canali YouTube e Facebook di UAMTV e Thomas Torelli e su UAM.TV.
Un’occasione per approfondire questa prospettiva e il suo rapporto con la vita quotidiana.
Citazione d'autore
«Le cose sono di due maniere; alcune in poter nostro, altre no.»
Epitteto, Manuale, traduzione di Giacomo Leopardi
Il consiglio consapevole
Prendi un foglio e scrivi una situazione che in questo momento occupa molti dei tuoi pensieri. Dividilo in tre colonne: “Posso agire”, “Posso contribuire”, “Non dipende da me”. Nella prima annota un gesto concreto che puoi compiere; nella seconda ciò che richiede dialogo, collaborazione o tempo; nella terza quello che non puoi decidere, come la risposta di un’altra persona o un fatto ormai accaduto. Scegli poi una sola azione possibile per oggi, senza pretendere che risolva tutto.
Quando la mente tornerà a chiederti di governare anche il resto, potrai ricordarti che hai individuato la tua parte. E se oggi non c’è un’azione utile da compiere, puoi concederti una pausa. La vita continuerà ad avere zone incerte, ma non è necessario risolverle tutte prima di abitare la giornata che hai davanti.
Musica consigliata
Let It Be — The Beatles.
Un brano che possiamo ascoltare come un invito ad allentare la presa e lasciare spazio alla vita. Le sue note accompagnano la ricerca di una serenità possibile anche quando le risposte tardano e le cose non vanno come avremmo voluto.







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