A-Mors - La solitudine che non fa rumore
- uam.tv

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A volte non è la malattia a uccidere, ma l’assenza di una voce che chiama

Una storia minima, un tema enorme
A-Mors parte da una situazione quotidiana, quasi banale nella sua semplicità. Una donna anziana ed eccentrica vive sola, in compagnia dei suoi animali. Alla vigilia del compleanno aspetta una telefonata dalla figlia e dal nipote. Non chiede molto. Non pretende spiegazioni o gesti eclatanti. Aspetta solo una voce. Ma il telefono resta muto.
Questo silenzio iniziale non è solo un espediente narrativo. È il primo segnale di qualcosa di più profondo, che va ben oltre la vicenda personale della protagonista. È il punto di partenza di una riflessione che riguarda tutti noi.
Il silenzio come esperienza quotidiana
Nel cortometraggio, l’assenza di quella chiamata si trasforma lentamente in un peso fisico. La notte diventa uno spazio mentale, un luogo in cui la solitudine non trova più argini. Non c’è enfasi, non c’è spettacolarizzazione del dolore.
A-Mors sceglie una regia misurata, fatta di attese, di sguardi, di piccoli gesti ripetuti.
È proprio questa sottrazione a rendere il racconto così potente. Perché la solitudine nella vecchiaia raramente si manifesta in modo eclatante. È una solitudine silenziosa, che cresce giorno dopo giorno, spesso sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno la nomini davvero.
La vecchiaia invisibile
Il cuore sociale di A-Mors è qui. Il film parla della condizione di molti anziani nelle nostre società iperconnesse, dove siamo sempre raggiungibili ma sempre meno presenti. Persone che hanno avuto una vita piena di relazioni, ruoli, responsabilità, e che col tempo diventano marginali, invisibili, “non urgenti”.
La telefonata che non arriva non è solo una mancanza affettiva. È il simbolo di una frattura più ampia, di un legame che si è assottigliato fino quasi a sparire. Il cortometraggio non giudica, non punta il dito. Mostra. E nel mostrare costringe lo spettatore a riconoscere un disagio collettivo.
Gli animali come ultimo legame
Accanto alla protagonista ci sono gli animali. Presenze vive, costanti, non giudicanti. In A-Mors non sono un semplice elemento scenografico, ma rappresentano spesso l’ultimo legame affettivo autentico. Una relazione basata sulla cura reciproca, sulla presenza quotidiana, su un amore che non chiede spiegazioni.
Il film ci ricorda quanto, per molte persone anziane, gli animali siano una forma di sostegno emotivo fondamentale. Non un surrogato dell’affetto umano, ma una relazione vera, capace di dare senso alle giornate e continuità alla vita.
Amore e sopravvivenza emotiva
Il mattino seguente sarà il nipote a scoprire ciò che è accaduto. È in quel momento che il film esplicita la sua verità più dura e più semplice: l’amore non è solo un sentimento, ma una condizione necessaria per restare in vita. Non sempre in senso biologico, ma certamente in senso emotivo e umano.
A-Mors ci mette davanti a una domanda scomoda. Quanto pesa, davvero, una chiamata mancata? Quanto può essere determinante un gesto che noi consideriamo piccolo, marginale, rimandabile?
Lo sguardo della regista – Giulia Brazzale
La regia di Giulia Brazzale sceglie consapevolmente la sottrazione. Nessun compiacimento, nessuna retorica. Lo sguardo è rispettoso, asciutto, profondamente umano. La macchina da presa osserva, accompagna, non invade. È una regia che lascia spazio allo spettatore, chiedendogli di abitare i silenzi invece di riempirli.
Questa scelta stilistica rafforza il messaggio sociale del film, trasformando una storia individuale in uno specchio collettivo.
La pubblicazione su UAM.TV in visione gratuita
La pubblicazione di A-Mors su UAM.TV si inserisce coerentemente nel percorso editoriale della piattaforma, da sempre attenta ai temi della consapevolezza, delle relazioni umane e delle fragilità spesso ignorate dal racconto mainstream. Questo cortometraggio non è solo un’opera cinematografica, ma uno strumento di riflessione collettiva.
Portarlo su UAM significa offrire al pubblico uno spazio di ascolto e di confronto su un tema urgente e trasversale, che riguarda famiglie, comunità, istituzioni e ciascuno di noi nel quotidiano. A-Mors è disponibile da oggi in visione gratuita su UAM.TV
Un film che resta
A-Mors non cerca risposte facili. Non consola. Resta. Resta addosso come restano certi silenzi, certe assenze, certi rimpianti che arrivano sempre un po’ tardi. È un cortometraggio che usa il cinema come lente per osservare una ferita sociale aperta, invitandoci a non voltare lo sguardo.
Perché a volte non serve fare di più. Serve esserci.
Citazione d’autore
“Non è la solitudine a uccidere, ma l’assenza di qualcuno che si accorga di noi.”
Consiglio consapevole
Non aspettare un’occasione speciale per farti sentire. Una chiamata oggi può essere un gesto semplice per te, ma una presenza vitale per qualcun altro.







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