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L’ultimo grande atto d’amore

Immagine del redattore: Redazione UAM.TV
Redazione UAM.TV
2 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Quando amare significa anche trovare il coraggio di lasciare andare chi, per tanti anni, ha fatto parte della nostra famiglia

L’ultimo grande atto d’amore

C’è un momento, nella vita condivisa con un animale, in cui la parola animale smette quasi di avere significato. All’inizio diciamo di avere preso un gatto, adottato un cane, accolto un cucciolo; poi passano gli anni e quella creatura entra così profondamente nelle nostre abitudini, nei gesti quotidiani, nei silenzi, nei ricordi, che diventa semplicemente qualcuno. Qualcuno che ci aspetta, che riconosce i nostri passi, che percepisce le nostre tristezze senza bisogno di parole, che attraversa con noi traslochi, amori, separazioni, malattie, vacanze e giornate qualsiasi. A un certo punto non abbiamo più un animale: abbiamo un membro della famiglia.

Ed è proprio per questo che la fine della loro vita può diventare una delle prove più dolorose che ci sia dato affrontare. Sappiamo fin dall’inizio, anche se preferiamo non pensarci, che quasi certamente vivranno meno di noi; e quando arrivano l’età, la malattia, le cure, continuiamo naturalmente a fare ciò che abbiamo sempre fatto: proteggere, curare, sperare, tentare tutto ciò che è ragionevole tentare.

Può però arrivare un momento in cui vivere più a lungo e vivere bene non coincidono più. È allora che dentro di noi nasce un desiderio comprensibile: ancora un giorno, ancora una notte, ancora una carezza. Ma proprio allora dobbiamo trovare il coraggio di chiederci se quell’ultimo tempo lo stiamo chiedendo per lui o per noi.


La responsabilità di scegliere


Sul fine vita degli esseri umani pesano ancora leggi, convinzioni morali, culturali e religiose che limitano o impediscono, in molte situazioni, la possibilità di scegliere. Con gli animali che fanno parte della nostra famiglia, invece, quella responsabilità può ricadere su di noi.

È una responsabilità enorme, che va affrontata insieme al veterinario, valutando le reali condizioni dell’animale, le possibilità terapeutiche, il dolore e la qualità della vita che gli rimane. Ma può arrivare il momento in cui curare non significa più guarire e in cui continuare a prolungare la vita significa soltanto prolungare la sofferenza.

In quel caso accompagnarlo verso la fine non significa scegliere tra la vita e la morte, perché la morte è purtroppo già entrata nella storia; significa scegliere se aggiungere altra sofferenza prima che arrivi.

Non è arrendersi. Può essere, al contrario, l’ultimo gesto di responsabilità verso una vita che ci è stata affidata.


Restituire almeno una parte di ciò che ci hanno dato


Nel corso della loro esistenza, inevitabilmente più breve della nostra, gli animali ci regalano una quantità di amore, fiducia e presenza che difficilmente riusciremo a restituire. Non conoscono il nostro conto in banca, il lavoro che facciamo, i nostri successi o i nostri fallimenti; sanno soltanto che siamo noi, e questo sembra bastare.

Possiamo dar loro una casa, cure, cibo, attenzione, tempo; possiamo passare notti senza dormire quando stanno male e fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità, ma il conto resterà comunque sbilanciato.

Forse proprio alla fine abbiamo un’ultima possibilità di restituire qualcosa. Aiutarli ad andarsene significa scegliere consapevolmente un dolore enorme per noi affinché finisca il loro. Saremo noi a entrare in una casa improvvisamente silenziosa, a vedere la ciotola, il cuscino vuoto, a credere per qualche giorno di aver sentito ancora i loro passi. Il loro dolore, invece, sarà finito.

In questo senso l’ultimo atto d’amore consiste forse proprio nel prendere su di noi la loro sofferenza e trasformarla nella nostra mancanza.


Andarsene a casa


Quando arriva il momento, se le condizioni lo permettono, vale la pena informarsi anche sulla possibilità dell’eutanasia a domicilio. Molti veterinari offrono questo servizio o possono indicare colleghi che lo fanno, e quella piccola spesa in più può diventare un gesto enorme nei confronti dell’animale che abbiamo amato.

Per tutta la sua vita la casa è stata il suo mondo: i suoi odori, la sua coperta, il divano, la luce che entra da una certa finestra, i rumori conosciuti, le nostre voci. Poter andarsene lì, nel proprio ambiente, accanto alle persone amate, evitando quando possibile il viaggio verso una clinica, una sala sconosciuta e un freddo tavolo d’acciaio, può essere uno degli ultimi regali che siamo ancora in grado di fargli.

Non sempre sarà possibile, naturalmente, e questo non rende meno amorevole né meno dignitosa una scelta compiuta in clinica. Ma quando esiste questa possibilità vale la pena prenderla seriamente in considerazione.

Essere casa per loro fino all’ultimo significa anche questo.

Restare accanto a loro, accarezzarli, parlare con quella voce che hanno ascoltato migliaia di volte. Forse non comprenderanno ogni parola, ma ne conosceranno perfettamente il tono. Possiamo dirgli che ci siamo, che possono andare; soprattutto possiamo ringraziarli.

Grazie per essere arrivati nella nostra vita, per averci aspettato dietro una porta, per le fusa, le passeggiate, le corse, i giochi, i peli sui vestiti, le preoccupazioni e le notti trascorse a vegliarli. Grazie per avere condiviso con noi una parte della loro breve esistenza e per avere trasformato, senza quasi che ce ne accorgessimo, una parte della nostra.

Forse amare davvero significa anche questo: desiderare disperatamente che qualcuno rimanga e, nello stesso tempo, riconoscere quando il nostro bisogno di averlo ancora accanto non può essere più importante del suo bisogno di non soffrire.

Non saremo mai pronti a perderli. Possiamo però provare a cambiare la domanda: non più soltanto «Quanto posso ancora tenerlo con me?», ma «Che cosa è meglio per lui?»

Perché sono animali, certo. Ma questa definizione dice molto poco a chi ha avuto la fortuna di amarne davvero uno. Per noi sono famiglia; e famiglia, qualche volta, significa anche avere il coraggio di amare abbastanza da lasciare andare.


 

Citazione d’autore

«Tutte le virtù dell’uomo, senza i suoi vizi.»

Lord Byron, dall’epitaffio dedicato al suo cane Boatswain

Musica da ascoltare

Pink Floyd – The Great Gig in the Sky


Non racconta la perdita di un animale e quasi non ha bisogno di parole: racconta piuttosto il terrore davanti alla morte, la ribellione, il dolore e infine qualcosa che assomiglia all’accettazione. È una musica da ascoltare mentre si legge, non semplicemente da mettere come sottofondo.

Consiglio consapevole

Quando quel momento si avvicina, parlatene apertamente con il veterinario prima che l’emergenza vi costringa a decidere in fretta. Chiedete quali segnali indicano che la qualità della vita sta diminuendo, se il dolore può ancora essere controllato e, se pensate che possa essere la scelta giusta, informatevi in anticipo anche sulla possibilità di farlo a casa.

Prepararsi non significa arrendersi. Significa fare in modo che, quando arriverà il momento, l’ultima decisione possa essere presa pensando prima di tutto a lui.


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