Curare è anche ascoltare
- Redazione UAM.TV

- 16 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Quando la medicina riscopre la relazione umana

Nel dibattito contemporaneo sulla sanità si parla spesso di tecnologia, di protocolli, di efficienza dei sistemi sanitari. Molto più raramente si parla della qualità della relazione tra chi cura e chi viene curato. Eppure è proprio lì che si gioca una parte fondamentale dell’esperienza della guarigione.
Due documentari presenti su UAM.TV, Quel qualcosa in più e Ma voix t'accompagnerà, affrontano questo tema da prospettive diverse ma profondamente complementari. Entrambi invitano a ripensare il significato stesso della cura, riportando al centro l’essere umano e la relazione.
La distanza crescente tra medico e paziente
Il documentario Quel qualcosa in più osserva con lucidità una trasformazione che attraversa molti sistemi sanitari contemporanei. L’aumento dei contenziosi medico legali, la crescente aggressività di alcuni pazienti o familiari verso il personale sanitario, la burocratizzazione degli atti medici e l’iper specializzazione delle discipline sono solo alcuni degli elementi che compongono questo scenario.
Il risultato più evidente è un progressivo allontanamento tra due figure che, per definizione, dovrebbero collaborare nello stesso processo: il medico e il paziente.
Quando la medicina si frammenta in specializzazioni sempre più ristrette, il rischio è che l’attenzione si concentri sull’organo malato e non sulla persona che lo abita. Il corpo diventa un insieme di compartimenti tecnici, mentre la dimensione emotiva, psicologica e relazionale della malattia tende a rimanere ai margini.
Eppure la medicina stessa ha sempre riconosciuto l’importanza di quella che viene chiamata alleanza terapeutica. Un rapporto di fiducia reciproca che non è un elemento accessorio del processo di cura, ma una delle sue condizioni fondamentali.
Quel qualcosa in più invita a interrogarsi proprio su questo: quale spazio resta oggi, nella medicina contemporanea, per quell’elemento umano che non può essere ridotto a protocolli o procedure.
Il potere della voce in sala operatoria
Se il primo documentario analizza le criticità della medicina moderna, Ma voix t'accompagnerà mostra una possibilità concreta di trasformazione.
Il film segue il lavoro di Fabienne Roelants e Christine Watremez, due tra le più riconosciute specialiste europee di ipnosi chirurgica. In sala operatoria la loro voce accompagna il paziente attraverso un percorso immaginativo che permette di affrontare interventi chirurgici riducendo o talvolta sostituendo l’anestesia farmacologica.
Non si tratta di un approccio esoterico o alternativo, ma di una pratica clinica sempre più studiata e applicata in diversi contesti ospedalieri.
La loro voce diventa uno strumento terapeutico. Le parole guidano l’attenzione, trasformano la percezione del dolore, permettono al paziente di rimanere presente e collaborativo durante l’intervento.
In questo contesto la relazione medico paziente cambia completamente forma. Non è più un rapporto distaccato tra un tecnico e un corpo da trattare, ma un dialogo profondo tra due coscienze impegnate nello stesso processo.
L’immaginazione diventa una risorsa clinica. Il linguaggio diventa medicina.
La cura come relazione
Visti insieme, questi due documentari offrono uno sguardo potente su una domanda che attraversa tutta la medicina contemporanea.
È possibile coniugare la straordinaria potenza della tecnologia medica con una relazione umana autentica tra medico e paziente?
La risposta che emerge dai racconti di questi film sembra suggerire che la tecnologia, da sola, non basta. Servono competenza, certo. Servono strumenti e conoscenze sempre più avanzate. Ma serve anche quello che nel primo documentario viene definito “quel qualcosa in più”.
Uno spazio di ascolto.Una presenza reale.Una relazione fondata sulla fiducia.
Quando questo accade, la cura smette di essere un atto tecnico e torna ad essere un incontro tra esseri umani.
Ed è forse proprio lì che la medicina può ritrovare una parte della sua forza originaria.
Citazione d’autore
«Il buon medico cura la malattia. Il grande medico cura il paziente che ha la malattia.»
William Osler
Consiglio consapevole
Quando attraversiamo un momento di malattia o di fragilità, proviamo a ricordare che la relazione con chi ci cura non è un dettaglio secondario. Fare domande, esprimere dubbi, condividere paure e aspettative può trasformare radicalmente il percorso di cura. La medicina più efficace nasce sempre dall’incontro tra competenza scientifica e fiducia umana.








eccellente combinazione!!!
grazie