Ambiente Mente e spiritualità

Costruire la mente ecologica

Saggezza, un metodo per realizzarla e una comunità inclusiva sono, insieme a un nuovo linguaggio, i fondamenti della mente ecologica

È fuori discussione che la crisi climatica che stiamo affrontando richiede certamente atti e risposte radicali senza precedenti. La rapidità con cui si è presentata in questi ultimi anni, la sua ferocia, la totale imprevedibilità e la difficoltà di prevedere gli scenari futuri rende la nostra incertezza totale e ci fa sentire ancora più fragili di fronte a un pianeta che sembra non volerci più.

Occorre capire, in primo luogo, qual è la strada più efficace da seguire per prendersi cura di questa ferita, senza che gli atti e il linguaggio finiscano per generare ulteriore divisione, non utile alla chiarezza.

I tre pilastri della mente ecologica

Ci servono, allora, tre elementi: una nuova mente ecologica, un metodo per realizzarla e una comunità che si assuma il compito di tutelarla e diffonderla. È proprio questa la sfida che abbiamo di fronte: agire e non semplicemente reagire di fronte a un’emergenza. Un cammino che inizia dal cambio di prospettiva e linguaggio.

Una nuova mente ecologica

Il pensiero ambientalista di Thimoty Morton

L’eco-filosofo Timothy Morton[1] sostiene che è tempo di liberarci dell’idea che parlare di ecologia equivalga a parlare di natura e ci esorta a pensare proprio un ambientalismo senza natura e con una diversa narrazione della crisi climatica. La sua tesi severa è che il grande limite dei movimenti ecologisti sta nell’aver utilizzato un linguaggio e un approccio moralista e inefficace. Morton sottolinea, infatti, che in quanto parte della stessa biosfera, la distinzione tra umano e non umano, “cultura versus natura”, è solo

“una sovrapposizione concettuale. Non significa nulla da un punto di vista logico e viene usata solo per scopi negativi, per distinguere forme ‘naturali’ e ‘innaturali’ di genere e sesso. L’evoluzione non lo fa affatto»[2].

Timoty Morton

E si sofferma su quello che è diventato il tema chiave del discorso pubblico ambientalista, il cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico non è una “catastrofe”

Questo viene presentato sempre e solo come una catastrofe in termini di spazio e di tempo. Anzi, gli ambientalisti fondano tradizionalmente il loro ragionamento su dati e raccomandazioni, ossia su numeri e un immaginario che ci fanno sentire in colpa.

Le Principe responsabilité di Hans Jonas

Già nel 1979 in Le Principe responsabilité, il filosofo Hans Jonas scriveva che per consentire la sopravvivenza del pianeta, occorre porre fine alla ragione dell’Illuminismo, che non ha prodotto altro che disastri, a quell’”un’euristica della paura” che ci porta a drammatizzare, preoccuparci, amplificare, amplificare, esagerare, spaventare. Quindi, l’esatto contrario di pensare, esaminare, riflettere e discutere.

Le teorie dell’attivista Michael Shellenberger

È emblematico il “caso Michael Shellenberger” ambientalista e attivista del clima, nominato “Eroe dell’Ambiente” nel 2008 dalla rivista Time, fondatore e presidente di Environmental Progress. In un lungo articolo pubblicato sul sito della sua organizzazione, si è scusato pubblicamente per l’allarmismo climatico creato negli ultimi trent’anni dal movimento ambientalista. Dopo queste dichiarazioni è stato bollato come “negazionista climatico” attirando l’ira di molti attivisti che sposano invece una linea più intransigente.

In realtà le sue posizioni si fondano sui migliori studi scientifici disponibili, inclusi quelli condotti o accettati da IPCC, FAO, IUCN e altri principali organismi scientifici. Con grande onestà, ammette di essersi riferito ai cambiamenti climatici come ad una minaccia “esistenziale” per la civiltà umana e di essere rimasto in silenzio sulla campagna di disinformazione sul clima per la paura di perdere amici e finanziamenti mentre i suoi colleghi ambientalisti terrorizzavano il pubblico.

Un nuovo metodo per affrontare l’evidenza della crisi climatica

La critica di Morton, Shellemberger e Jonas, dunque, non riguarda l’evidenza della crisi climatica ma la scelta del modo di affrontare, nel dibattito pubblico questo genere di problemi. Invece di stimolare le persone a pensare con lucidità, questa strategia comunicativa è un ostacolo alla capacità di agire liberamente e creativamente. Occorre, perciò, una rivoluzione nell’approccio per sviluppare una nuova coscienza ecologica e, in questa sfida la saggezza filosofia può giocare un ruolo importante nella scelta di avere un approccio problematico e profondo nei confronti della realtà. Ci aiuta a comprendere che il “come” è tanto importante quanto il “cosa” pensiamo e soprattutto lo è il come lo esprimiamo, come diamo corpo concreto, tangibile, ai pensieri, alle idee.

Si inizia creando le condizioni perché la mente ecologica emerga e la strada è la contaminazione, l’apertura, il dialogo. La contaminazione permette la conoscenza, si apre al dialogo, permette di inserire alcuni elementi di saggezza “involontaria” in contesti diversi. Come ad esempio la scelta di alcuni attivisti ambientali che scelgono di sedersi in meditazione in mezzo alla strada, solo per testimoniare con il silenzio, una presenza. Pratiche come questa non sono certamente nuove. Il movimento di disobbedienza civile li ha usati per molto tempo.

L’impegno consapevole della comunità

Ma la novità di oggi è che questa forma di “emergenza planetaria” rompe paradossalmente ogni schema. Richiede urgentemente impegno e orizzontalmente, chiunque sia disposto a proporre, anche in modo creativo, un momento di presenza. È proprio la caratteristica creativa, adattabile, non dogmatica e non ortodossa di questa nuova mente che la rende per sua natura aperta alla contaminazione. Allo stesso tempo, consente di portare il valore della consapevolezza, della saggezza nella nostra vita, di invertire il processo di desacralizzazione di del mondo, consentendo al sacro di tornare a essere parte della nostra vita nei gesti, nelle parole, nello scambio, nell’ascolto.


[1] Ne parla diffusamente una recente intervista apparsa su La Lettura, allegato al Corriere della Sera del 21 luglio 2019.

[2] ibidem


Stefano Davide Bettera è scrittore, filosofo e giornalista. Alterna il suo lavoro di autore con la docenza e l’attività divulgativa e di ricerca. È contributor di Yoga Journal Italia e direttore del trimestrale Buddhismo Magazine. È vicepresidente dell’Unione Buddhista Europea e nel CDA dell’Unione Buddhista Italiana.

Stefano Davide Bettera
Stefano Davide Bettera

Ha pubblicato, tra gli altri: “La via occidentale alla meditazione” (RCS – 2020), “Il Buddha era una persona concreta” (Rizzoli – 2019) e “L’abbraccio del mondo. Coltivare la saggezza dello spirito per costruire la mente ecologica” (Mondadori 2021) in cui tratta gli argomenti di questo articolo in maniera completa e coinvolgente.

Per maggiori informazioni: www.stefanobettera.com

L'abbraccio del mondo
Stefano Bettera, L’abbraccio del mondo. Coltivare la saggezza dello spirito per realizzare una mente ecologica, Mondadori, 2021, pagine 176, euro 12

abbonati a uam tv

Vi ricordiamo che l’8 gennaio 2022 dalle 14.30 alle 16.30 su ZOOM ci sarà l’attesissima Masterclass di Stefano Davide Bettera, nella quale svilupperà gli argomenti di quest’articolo e risponderà alle vostre domande sulla nuova mente ecologica, materia cruciale per lo sviluppo dell’umanità.

-POSTI LIMITATI-

Lascia un commento

Noi e alcuni partner selezionati utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie e privacy policy. Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie chiudendo questa informativa.