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Cortometraggio animato nell’idioma originale Matlatzinca – “Le lucciole che adornano gli alberi”

Quello Matlatzinca è uno tra i popoli indigeni messicani ad aver subito la più grande disgregazione, dal tempo della Conquista spagnola fino ai giorni nostri. Da gruppo che occupava un vasto territorio in epoca preispanica, quello corrispondente agli attuali stati di Michoacán, Guerrero e Messico, si è ridotto ad un’unica comunità: San Francisco Oxtotilpan, situata nel comune di Temascaltepec.

Quando viene usato come etnonimo, Matlatzinca si riferisce al popolo di Matlatzinco. Matlatzinco era il termine azteco (nahuatl) per la valle di Toluca. Anche la capitale politica della vallata si chiamava “Matlatzinco”, ed era una grande città le cui rovine sono oggi note come il sito archeologico di Calixtlahuaca.

In epoca preistorica la valle di Toluca ospitava popoli che parlavano almeno quattro diverse lingue: otomi, matlatzinca, mazahua e nahuatl. Questi quattro popoli, complessivamente, potevano essere chiamati “Matlatzinca” che abitavano la valle di Toluca.

Quando le antiche fonti scritte azteche e spagnole parlano dei Matlatzinca, spesso non è chiaro se si riferiscano a coloro che parlavano il matlatzinca, a coloro che abitavano la valle di Toluca o agli abitanti di Calixtlahuaca.

In Nahuatl “Matlatzinca” significa “i signori della rete” o “coloro che fanno reti”, e deriva da matlatl che significa, appunto, rete.

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Matlatzinca – “Le lucciole che adornano gli alberi”

Basato su un racconto della tradizione popolare Matlatzinca.

Sinossi: i Matlatzinca raccontano che le lucciole visitavano il paese nel giorno di San Pietro e che erano venerate dalla gente poiché davano luce e portavano gioia nelle foreste.

Versione: Bot´una (Matlatzinca)

Titolo originale: Netosa brajkinbebajyaata kita’nutje netotuwi

Tjema’tata ma’xiki kakja’ru, kajtanjo’jue netomju katan jeti mu’neto tʉwi.
Neto tʉwi karontubaati ne’sa chji nro’jeabi bot’umanjɇ karijyooti.
T’enji kikjuentujɇwi katapi’jɇabi n San Pedro.
Nech’ajmu tanjo’jue rromaani ropajtu majmujpɇki nrit’ɇ, pexkatuyɇjɇ ne pexkatuyojkjɇ kajrri’xeni.
Menebe’tekubi ne towaa netoru ijbot’umaani kamantʉwi ro’rit’ɇ pukjanji katanro’ya netotʉwi.
Nemaach’ajmu rontujuaxti ntɇt ʉwi, netowaa rontɇwi: ¡A San Pedro a San Juan!
Webexoki mekuyenchowi mekuyenchowi bechutata chjinetotʉwi mekarontuts’ijti puromantʉwi nerit’ɇ ixkaromantekua’ts’i nesa’ chjirontotʉwi karamaɇ’ya para xitaromankɇ’mji para tarorejɇwi.
Ijbot’umajɇ mekaront’ewi mekarontɇwi bakaputarijtachi nerit’ɇ oyanetotʉwi ximoron tʉwi.
Chjinxeni mekarimjejxuti chjinesa pekaro ɇya.
Chijipɇ’chji chjamukjuentɇwi chjinerit’ɇ katuja’fue karonkɇmji netosa, ka’kjɇbi rukjue’nawi nkiruy

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Vi rimandiamo al nostro post di presentazione per conoscere in dettaglio il progetto di 68 Voci – 68 Cuori e qui per vedere tutti i corti già pubblicati.

I primi 18 corti e le lingue che ascolteremo.

Nei prossimi post proseguiremo con la pubblicazione dei primi 18 “corti”, con le storie superbamente illustrate e animate di 68 Voci-68 Cuori, corrispondenti alle seguenti lingue:

1. Náhuatl  – “Quando una lingua muore”.

2. Huasteco – “Come il coniglio arrivò sulla luna”.

3. Mixteco – “La morte”.

4. Maya – “L’ultima danza”.

5. Totonaco – “Muore il mio volto”.

6. Yaqui – “Il grillo stregone”.

7. Zapoteco – “Il volto di Prometeo”.

8. Tsotsil – “La riunione degli Spaventapersone”.

9. Tojolabal – “La tigre e il grillo”.

10. Tlahuica – “La strega”.

11. Matlatzinca – “Le lucciole che adornano gli alberi”.

12. Purepécha- “La Vergine della Salute e il pesce bianco di Michoacán”.

13. Ixcateco – “Perché le palme da dattero crescono a Ixcatlán”.

14. Chocholteco – “La bambina della lana”.

15. Oluteco – “La danza de “La Malinche”.

16. Q´anjolab´al – “La festa del granturco”.

17. Cucapà – “L’origine dei monti”.

18. Ayapaneco – “Il vento”.

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