Ambiente Le buone notizie da Gaia

Stop alla plastica monouso in Nuova Zelanda

Il problema dell’inquinamento della plastica è diventato sempre più grave, ma per fortuna sempre più realtà mondiali cominciano a prenderlo sul serio. Una di queste è la Nuova Zelanda, paese da sempre attento alle questioni ecologiche e alla preservazione dell’ambiente.

Infatti la nazione isolana ha annunciato ufficialmente che entro il 2025 vieterà completamente l’utilizzo di plastica monouso: cannucce, imballaggi, posate e tutto quello che viene realizzato in plastica per poi essere gettato sarà vietato.

Una svolta ecologica contro le microplastiche nel mare

L’annuncio è stato fatto dal ministro dell’ambiente neozelandese David Parker, il quale ha annunciato un piano di finanziamenti alle aziende per aiutarle a superare questa fase di transizione e implementare materiali alternativi alla plastica.

Il fondo aiuterà anche nella ricerca di nuovi metodi di riciclaggio e nella progettazione di metodi di produzione innovativi. Sarà un progetto portato avanti dal governo neozelandese, ma che vedrà coinvolte, oltre le associazioni ambientaliste, anche le comunità Maori.

Stando a David Parker, il divieto della plastica è nato dall’esplicita richiesta della popolazione neozelandese di ridurre la produzione e lo spreco di questi rifiuti. Infatti, il cittadino medio neozelandese getta via circa 160 grammi di plastica al giorno: un dato che li rende tra i principali consumatori di questo materiale, anche per mancanza di alternative.

Una produzione smisurata di rifiuti che vengono poi scaricati nelle discariche o nel mare, dando vita al problema delle microplastiche nel suolo e nelle acque.

Tre tappe per eliminare la plastica… anche quella biodegradabile

Il piano neozelandese prevede tre tappe nelle quali verranno gradualmente eliminati i prodotti plastici monouso. Rispettando questa tabella di marcia, l’isola sarà totalmente libera dalla plastica monouso entro il 2025.

Il governo vieterà anche la plastica biodegradabile: una scelta motivata dal fatto che le attuali plastiche biodegradabili sono in realtà altrettanto inquinanti quanto la plastica tradizionale, in quanto rilasciano comunque abbondanti quantità di microplastiche.

Un tema, quello della plastica biodegradabile, che abbiamo già affrontato nell’articolo La Berkley University crea la prima plastica completamente biodegradabile.

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  • “Oceans – Il mistero della plastica scomparsa” , che descrive il processo di degrado del 99% della plastica gettata nei rifiuti, che si trasforma in micro particelle che rientrano, con impatto nefasto, nella catena alimentare.
  • “Trashed-Verso rifiuti zero”, in cui Jeremy Irons ci conduce attraverso i cinque continenti, mostrando quanto l’inquinamento dell’aria, della terra e degli oceani stia mettendo sempre più in pericolo la stessa esistenza del genere umano. Qui potete leggere la nostra recensione.
  • Oltre le chiome, che racconta di un gruppo di ecologisti alla ricerca degli alberi più grandi e importanti dell’amazzonia per scalarli, conoscerli, salvarli. Qui potete leggere la nostra recensione.
  • “No impact man”, in cui lo scrittore newyorkese, ambientalista e progressista Colin Beavan prova a vivere un anno a impatto zero nel cuore di Manhattan.
  • “Un altro mondo” , del nostro Thomas Torelli, fondatore di UAM.TV (da cui la piattaforma prende il nome, UAM è infatti l’acronimo del titolo) documentario che propone una riflessione sull’interconnessione tra uomo e universo, legame che troppo spesso gli uomini dimenticano di avere. a vivere un anno a impatto zero nel cuore di Manhattan. Qui potete leggere la nostra recensione.
  • “IRIRIA Niña Tierra” è un’analisi, dal locale all’universale, sulla radice “Culturale” che sta alla base dei problemi ambientali che in questa epoca il pianeta si trova ad affrontare.
  • Greta (I’m Greta), la storia della ragazzina ambientalista, presentato all’ultima Mostra internazionale del Cinema di Venezia e che stiamo cercando di acquisire per UAM.TV e di cui potete leggere qui la nostra recensione.
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