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La Berkley University crea la prima plastica completamente biodegradabile

L’inquinamento della plastica è uno dei temi caldi della nostra epoca. L’uso massiccio che facciamo della plastica e la difficoltà di smaltirla correttamente ha compromesso numerosi ecosistemi.

Tra questi, particolarmente danneggiato è il mare, dove lo scarico di rifiuti plastici rappresenta una grave minaccia alla salute di tutti. Ma grazie a uno studio della Berkley University, tutto questo potrebbe cambiare.

L’inganno delle finte plastiche biodegradabili

“Biodegradabile non significa compostabile”, afferma Ting Xu, co-autrice di questo studio. Questa sua affermazione mette in evidenza un grave problema delle cosiddette plastiche “green”.

Infatti, quelle che oggi vengono pubblicizzate come plastiche biodegradabili presentano numerosi problemi e criticità. Ad esempio, la decomposizione di questi materiali non risolve il problema delle microplastiche che vengono rilasciate nelle acque e nel terreno.

Il rilascio di microplastiche è un fenomeno molto grave, in quanto la loro dimensione infinitamente ridotta le rende particolarmente invasive. Entrando nel ciclo dell’acqua e del cibo, finiscono direttamente nella nostra dieta e compromettono la nostra salute.

Questo problema, insieme a molti altri, rende le plastiche biodegradabili pericolose tanto quanto le plastiche tradizionali.

Cosa cambia con la plastica di Berkley?

Per trovare una soluzione, Ting e il suo team hanno cercato ispirazione dalla natura, in particolare dagli enzimi. Cioè i responsabili per la demolizione delle sostanze organiche, inclusi i nutrienti che mangiamo.

Il team di Berkeley ha quindi riformulato la produzione di plastica PLA, il tipo più usato a livello globale. Inserendo al suo interno degli enzimi modificati per scomporre i polimeri in maniera definitiva e nel giro di pochissimo tempo.

Gli enzimi in questione vengono protetti da uno strato che impedisce loro di entrare in azione prima del tempo. Una volta esposti ad acqua e calore, gli strati protettivi vengono via e l’enzima comincia a scomporre la plastica.

Il risultato è una scomposizione totale in acido lattico, una sostanza compostabile e nutriente per il terreno, in grado di creare il cosiddetto humus.

Il futuro della plastica

Questa innovazione potrebbe portare un radicale cambiamento nell’industria della plastica. Un materiale indiscutibilmente utile e pratico, ma che comporta un altissimo impatto ambientale.

La possibilità di trasformare questa sostanza in qualcosa di benefico per l’ambiente è certamente promettente e i risultati ottenuti da Xu e dai suoi ricercatori sono incoraggianti.

“Ci aspettiamo che diventi la norma in tutti i supermercati”, ha dichiarato Xu riferendosi all’invenzione. Ha anche concluso il suo intervento con un’esortazione che dovrebbe farci riflettere tutti: “Prendiamo materiali a una velocità maggiore di quella a cui possiamo restituirli. Non torniamo a scavare la Terra per quei materiali, ma scaviamo tra quelli che già abbiamo per trasformarli in qualcos’altro.”

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