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La Fabbrica Blu: il sogno Bugatti

Il mito della Bugatti, storico brand automobilistico che cambiò l’industria dell’auto. “La Fabbrica Bluripercorre i passaggi che diedero vita a una delle case automobilistiche più iconiche del Novecento, tra mille peripezie e difficoltà in una storia lunga oltre un secolo.

Un marchio storico

In quest’epoca di marketing perenne e onnipresente, il termine brand si è normalizzato e forse non gli prestiamo nemmeno troppa attenzione. Ma per questo documentario vale la pena fermarsi e chiedersi: che cos’è un brand?

Un brand è marchio, design, mercato. Ma è anche composto dalle persone che ci lavorano, da un sistema di valori lavorativi, da un legame con un territorio o dalla mancanza di esso. In questo senso, il brand della Bugatti si è dimostrato negli anni un caso davvero atipico, forse unico nella storia dell’automobile.

Nata all’inizio del Novecento in Francia, si distinse immediatamente per il design delle sue auto da corsa. Pensata come progetto dell’ingegnere Ettore Bugatti, affiancato dal figlio Jean, le mitiche auto blu stravolsero il design automobilistico del mondo. Uno stile inimitabile, caratterizzato dal suo tipico colore blu.

La prima Bugatti chiuse i battenti nel  1963, per poi rinascere nel 1987 sotto la guida di Romano Artioli, divenendo una fabbrica di automobili sportive di nicchia con base a Modena. La filosofia lavorativa della rinata Bugatti, il design avveniristico e audace dei suoi modelli e il profondo legame che univa la fabbrica ai suoi lavoratori ne fecero un’anomalia nel panorama industriale italiano dei tempi.

Bugatti contro tutti

La prominenza del marchio Bugatti, per quanto puntasse a un pubblico di nicchia e ben selezionato, cominciò inevitabilmente a crescere. Infatti, oltre a farsi conoscere dagli appassionati per le sue caratteristiche uniche, le auto modenesi si fecero notare per le loro imprese.

Memorabile, tra tante performance, il record di velocità su ghiaccio. Imprese che ben si sposavano con l’immagine spericolata che la Bugatti voleva dare di sé. Ma in breve tempo, la Bugatti attirò l’attenzione dei colossi dell’auto: Ferrari e, più in generale, la Fiat.

La competizione spietata del gruppo capitanato da Gianni Agnelli, che con la sua influenza faceva pressioni sempre maggiori sulla piccola fabbrica, si dimostrarono fatali. A nulla valsero l’ammirazione dei più noti vip mondiali, il rispetto dei designer e dei tecnici o l’amore degli stessi operai.

Bugatti: un brand che vive ancora

La Fabbrica Blu si avvalora di materiale di repertorio e interviste per raccontare il passato della Bugatti. Ma forse, quello che è davvero interessante, è come viene raccontato il suo presente. Ma quale presente, se il marchio è oramai passato alla Volkswagen?

Per esempio, il presente del custode dell’impianto produttivo, che ancora oggi ci racconta di come si rechi periodicamente a fare manutenzione a titolo gratuito. Oppure quello degli ingegneri che dopo una carriera con Bugatti, dove erano conosciuti con un nome, si trovarono a essere solo dei numeri nelle altre case automobilistiche.

La storia della Fabbrica Blu non è solo quella di un momento di punta dell’industria italiana, ma anche quella di un’impresa che credeva in quello che faceva. Dove i lavoratori contribuivano davvero a quello che veniva fuori dalla fabbrica, a qualsiasi livello.

È la storia, più in generale, di un marchio che ha sognato una fabbrica ideale, dove il lavoro potesse essere pensato secondo logiche più umane. Ora che il sogno è finito, tiriamo le somme e tocca chiederci: era un sogno realizzabile? Per cercare di rispondere, possiamo iniziare guardando questo documentario.

Qui potete vedere il trailer de “La Fabbrica Blu”.


Regia: Davide Maffei
Anno: 2016
Durata: 74”
Genere: documentario
Paese di produzione: Italia

Se poi le storie di sogni crollati e futuri abortiti vi interessano, potrebbe piacervi anche Cinema Komunisto, di cui potete leggere qui la nostra recensione e vedere qui il trailer.

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