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The Sacred Dancer: la danza della vita

Pensato come documentario complementare di The Last Dance, The Sacred Dancer analizza la tradizione Gotipua in profondità. Riprendendo lo stile documentaristico più formale di Diego d’Innocenzo, il film si concentra sul ritrarre la vita dei Gotipua.

Soffermandosi sulle condizioni dei villaggi rurali, degli equilibri tra i sessi nella società indiana, sulla sopravvivenza delle tradizioni religiose, The Sacred Dancer completa il lavoro della sua opera sorella gettandoci in una realtà in cambiamento.

LA TRADIZIONE GOTIPUA

Come in The Last Dance, The Sacred Dancer racconta la scuola di danza sacra dei Gotipua. Tuttavia, lo fa in maniera più sobria e approfondita, senza usare gli artifici di trama tipici della docuficiton. Con semplicità, il regista si fa raccontare dai Gotipua e dalla gente che vive attorno al tempio quella che è la vita di chi si dedica totalmente al proprio dio.

A congiungere i due film non è solo la danza Gotipua, ma anche il protagonista: il giovane Biswajit, che dopo un’infanzia totalmente devota alla danza sacra, si trova costretto a prepararsi ad abbandonare il tempio.

Infatti, la tradizione Gotipua può essere portata avanti solo da bambini maschi che abbiano ancora un aspetto androgino. Questo deriva dall’ancor più antica scuola delle Devadasi, danzatrici femmine che onoravano gli dei con i loro movimenti. Quando le Devadasi si dissolsero, sorsero i Gotipua, come evoluzione della loro scuola di pensiero.

I bambini Gotipua, considerati sacri, vengono offerti ai templi dai genitori, spesso a causa della povertà. Qui, i fanciulli intraprendono una nuova vita: apprendono una danza millenaria, cercando di conservare il più possibile un aspetto e un portamento femminile, e cercano di compiacere il dio, raggiungendo così un’estasi meditativa.

Ma, dopo una vita dedicata a questo esercizio considerato sacro, i Gotipua che diventano adolescenti e sviluppano i tratti sessuali maschili devono abbandonare, nuovamente, i loro fratelli. A questo destino dovrà prepararsi il giovane Biswajit.

IL DESTINO DEI BAMBINI SACRI

I Gotipua, nell’India che spinge per modernizzarsi, non vivono reclusi dalla società. Infatti, vanno a scuola e imparano materie che potranno aiutarli nel futuro. I loro professori premono perché imparino la lingua inglese, in modo da poter lasciare i loro villaggi e addentrarsi nell’immensa e multilinguistica federazione indiana.

E anche i villaggi, lentamente, si modernizzano: arrivano le prime televisioni e i sogni del cinema di Bollywood entrano nella mente dei ragazzi e delle ragazze. Il fermento della modernità si espande e coinvolge tutto, anche le tradizioni più antiche e consolidate.

E con esse, cambia anche il modo di pensare il mondo e il proprio rapporto con esso. Laddove la concezione karmica del mondo, secondo la quale il proprio destino si accetta come conseguenza delle nostre vite precedenti, sorge una visione di esistenzialismo singolo. Un esistenzialismo che porta il giovane Biswajit a interrogarsi, lui come molti altri Gotipua suoi fratelli, su cosa diventerà dopo il suo periodo sacro. Cosa dovrà scegliere, questo giovane danzatore?

GOTIPUA PANTHA REI

Come un fiume, la realtà cambia continuamente. È nella corrente di questi cambiamenti che Diego d’Innocenzo incentra il suo documentario. Tutto ciò che viene inquadrato è pervaso da un senso di impermanenza.

Il giovane Biswajit con la sua inquietudine per il futuro, che vede come una morte imminente. Ma anche l’anziana del suo villaggio, ultima Devadasi che si scontra con le istituzioni indiane e che non sa come far sopravvivere la sua scuola. I professori che spingono per l’istruzione moderna, i maestri che educano i futuri Gotipua, i villaggi che si aprono al mondo, e infine, l’India che cambia.

Tutto questo si appiattisce sull’occhio della macchina da presa, condensando in una sola lastra presente, futuro e passato. La tradizione e la modernità, le paure e le speranze di Biswajit per il futuro, la scuola Gotipua e la società indiana: tutto questo è The Sacred Dancer, un documentario che comincia parlando della danza Gotipua e finisce parlando di cambiamento.

Pur abbandonando, o meglio supportando, lo stile della docufiction adottato nel suo film gemello, The Sacred Dancer raggiunge livelli di struggente realismo. Nell’elegia finale recitata da Biswajit, il suo addio ai fratelli e al maestro, sentiamo chiudersi un capitolo di una vita, per sempre. Sulle rive di un fiume, simbolo per eccellenza del perenne mutamento della vita, il giovane Gotipua dice addio alla sua vita, aprendo la strada a coloro che verranno dopo di lui.

The Sacred Dancer è la buona conclusione di un dittico ben calibrato, dove realtà e narrazione collimano in una rappresentazione di quella che, in definitiva, è la vita per tutti noi: un ballo, in continuo cambiamento.


Regia: Diego d’Innocenzo
Genere: documentario
Lingua originale: Inglese, Odia
Paese di produzione: India, Italia
Durata: 29”
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