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THE LAST DANCE

Il regista Diego d’Innocenzo, che ha già raccontato la religione indiana in documentari come Il mistero della colonna di ferro, confeziona una storia di tradizione e ricerca di un futuro. The Last Dance è una docufiction incentrata sull’antica danza Gotipua e la vicenda di un giovane danzatore sacro.

Raccontato attraverso i polverosi campi della regione di Odisha e le affollate strade di Calcutta, The Last Dance  traccia un disegno di una delle più antiche forme di meditazione e devozione sacre nella religione induista.

UN BILDUNGSROMAN DELLA DANZA

La trama di The Last Dance segue il percorso di Biswajit, un giovane ballerino di Gotipua che si avvicina alla fine del suo periodo sacro. Infatti, la tradizione impone che i danzatori siano bambini maschi, e che quando comincia l’adolescenza smettano di danzare per il dio Shiva.

Per Biswajit e per il suo maestro comincia un viaggio attraverso le strade di Calcutta, tra gli studi della coloratissima Bollywood, tra i santi e gli asceti del Kumbh Mela. Lungo la strada, tra avversità e imprevisti, pieno di dubbi e incertezze, Biswajit cercherà un posto nel mondo per la sua amata danza.

L’ESTASI DEL GOTIPUA

La danza Gotipua raccontata da The Sacred Dancer è uno degli aspetti religiosi più antichi e affascinanti dell’India. Le sue ferree regole, la sua teoria e la sua pratica sono un aspetto unico della religione induista. Le sacre danze possono solo essere eseguite da bambini che abbiano ancora un aspetto androgino. La loro complessità di movimenti e la varietà di posture le rendono un esercizio estenuante.

Lo scopo del Gotipua non è solo la celebrazione del dio Shiva, anch’egli rappresentato come un danzatore, ma anche il raggiungimento di uno stato di estasi. La Gotipua ricerca un’unione di corpo e spirito, di principio femminile e maschile, uno stato di trascendenza sacra. Si tratta, a tutti gli effetti, di una meditazione in movimento.

Tramandata da migliaia di anni, questa danza sopravvive nella regione di Odisha, dove i templi sono ancora animati dai movimenti dei bambini sacri. Nel resto dell’India, essa continua ad avere un ruolo nella società, formando i professionisti del cinema di Bollywood, celebre per le sue danze, e trovando un posto nelle cerimonie private.

UNA DANZA PER RACCONTARE UN PAESE

Ma l’India, come ben sappiamo, non è solo spiritualità. L’India è un paese in via di sviluppo, dove il capitalismo selvaggio aggredisce le tradizioni e le svuota di significato. Dove i movimenti religiosi tentano di salvare la propria spiritualità con cerimonie e raduni giganteschi.

In questo paese in continua evoluzione, dove più anime convivono in un unico continente, la danza Gotipua continua a tenersi in movimento, cercando un suo posto nel mondo moderno. Cercando di rimanere viva, senza dover perdere la sua anima.

Diego d’Innocenzo sceglie un personaggio, il giovane Biswajit, e lo usa come uno strumento, un ago da infilare nelle profondità di una scuola religiosa millenaria. Attraverso il suo Biswajit, il regista penetra in profondità, raccontando non solo una pratica, ma anche un paese.

Con tutte le sue contraddizioni, le sue lotte tra spirito e materia e la sua complessa identità, Diego d’Innocenzo usa la danza del giovane Biswajit per raccontare l’India.

Regia: Diego d’Innocenzo
Durata: 52′
Paese di produzione: Italia, India
Genere: documentario
Sceneggiatura: Diego d’Innocenzo
Lingua originale: Inglese, Bengali
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