Viaggi consapevoli

Il vaccino di Santiago- L’arrivo a Santiago- Ho camminato ogni giorno

Ho camminato ogni giorno

Santiago de Compostela 28 giorni dopo la partenza, il ciclo della vita e dell’universo.

Per 28 giorni ho camminato quasi ininterrottamente.

Non ho mai contato i passi, nonostante quando sono a Roma mi capiti di farlo. Ho allacciato le scarpe centinaia di volte, le ho tolte per far riposare i piedi e poi rimesse per ripartire, ho dormito in ventotto letti diversi con decine di persone sconosciute. Disfatto lo zaino a ogni arrivo e rifatto ogni mattina all’alba, nel buio. Ho fatto la doccia calda e fredda, lavato a mano ogni indumento, le tre t-shirt, le mutande, i calzini e i pantaloncini.

Ho fatto i miei bisogni in bagni comuni dove accanto a me, divisi solo da un sottile foglio di legno, c’era uno sconosciuto che faceva la stessa cosa.

Ogni giorno ho camminato Velocemente, lentamente, claudicante, dolorante, attento a dove poggiavo la pianta del piede e dopo qualche giorno, sicuro del mio passo svelto.

Ho perduto due paia di mutande, abbandonato un pantalone, delle scarpe di pezza e un libro che dovrò ricomprare. Rotto un orologio un giorno in cui avevo camminato trenta chilometri e nel villaggio non c’erano posti letto e ho dovuto rimettermi in marcia. Ero stanco, i piedi gonfi e doloranti, ho colpito un albero per la rabbia ed è saltato il cinturino.

Sono rimasto in silenzio per ore mentre camminavo e alcune volte ho parlato da solo: ad alta voce. Ho ascoltato tanta musica.

Ho pianto.

Pianto mentre sorridevo ringraziando qualcosa o qualcuno, parlato con gli alberi e con quasi tutti gli animali che ho visto: mucche, pecore, capre, maiali, cavalli, lepri selvatiche, galline, galli, tori, gatti e tanti cani e ogni volta era come parlare con Kuss.

In questo viaggio ho scritto molto e pensato ancora di più; bevuto tanta birra e, come dice Alessio, capito che dopo l’ultima birra ne viene sempre un’altra, ho riso tanto con degli sconosciuti, mangiato benissimo con solo dieci euro e ascoltato storie bellissime.

Ho camminato sotto un sole che mi ha bruciato la pelle del viso e del mio naso a patata, sotto la pioggia battente che, nonostante tutti gli accorgimenti, mi è entrata dentro le ossa.

Ho avuto freddo, ho sentito caldo, tanto caldo.

Parlato francese, inglese e spagnolo.

Visto mille chiese, piccole, grandi, di pietra, di legno, semplici o barocche, visto mille case, di paglia e terra, di mattoni, abbandonate e in rovina, rifinite e bellissime.

Sono arrivato a Santiago di Compostela, sono arrivato alla fine delle terre.

Dovrò tornare a casa, ma quale ? Quella in affitto che stanno vendendo? Dovrò tornare al lavoro, ma quale? Quello che non ho più perché i turisti non ci sono e il ristorante non può far ballare. Tornerò a Roma, ma per fare cosa?

Dovrò cercare qualcosa che mi permetta di vivere la mia vita a Roma o prendere Kuss, fuggire via e cercare la fortuna altrove?

Forse dovrei restare in Spagna.

Cosa mi rimarrà di tutto questo? Un ricordo e centinaia di foto o qualcosa è andato più nel profondo?

Di certo ho imparato tante cose.

Ho imparato che non è importante arrivare primi e che non conta essere i più veloci. Che è importante svegliarsi e camminare, andare avanti.

Ho imparato che, a volte, le salite sono meglio delle discese, che dopo ogni salita c’è una discesa, ma non è sempre come te l’aspetti. Che dopo una salita può esserci anche un’altra salita.

Ho imparato che l’asfalto è duro, ma è meglio delle pietre che fanno male, ma non sono bollenti come l’asfalto. Che il fango è morbido e fresco, ma anche scivoloso e pericoloso.

Ho imparato che non esiste una strada migliore delle altre, tutto dipende dal modo di affrontarla.

Ho imparato che il dolore esiste, puoi scegliere se concentrarti su di esso, oppure curare le ferite e andare avanti comunque. Con il tempo passerà.

Ho imparato che le mie ferite posso curarle solo io e che per quanto gli altri possano consigliarmi come fare, sono io che devo scegliere la giusta cura.

Un chilometro è lunghissimo se ti porti dietro un peso troppo grande e del dolore, e trenta sono nulla se hai accanto la persona giusta o la mente sgombra, anche questo ho imparato.

Le persone sono speciali, alcune, le altre passano e: “Buen camino”. Ricorda sempre di essere gentile e condividere, donare e aiutare, perché è più bello e ti rende leggero e il più delle volte quel gesto torna indietro.

Ho imparato che ci sono persone che ti aiutano senza chiedere nulla in cambio, che per sentirsi un gruppo non bisogna necessariamente essere insieme, si può essere in un gruppo stando soli. 

Mentre penso a tutto questo scendo i gradini che costeggiano la cattedrale, un tipo suona una specie di cornamusa, si chiama gaita ed è tipica della Galizia, sento il vociare delle persone. Non mi aiuto più con le bacchette che tengo in una mano. Indosso la mascherina come ogni volta che entro in città, sono solo, alle mie spalle ho lasciato il francese, una ragazza coreana e Matthias, un altro ragazzo tedesco corpulento e con la tipica barba da Oktoberfest.

Lo zaino non pesa più nulla, le scarpe sono luride e consumate, la mia barba è sempre più lunga e bianca, faccio ancora un paio di passi, entro nella piazza, ho la testa bassa, non voglio guardare, voglio aspettare di trovarmi di fronte la facciata della cattedrale, penso ai miei 720 chilometri a piedi, penso a mia madre, penso a Kuss e penso che ce l’ho fatta.

Alzo la testa, sono quasi al centro della piazza, la vedo, è lì, il mio trofeo, la cattedrale, mi commuovo un attimo, sorrido, sono incredulo, ce l’ho fatta, io ci sono arrivato, rido ancora, abbasso ancora la testa e la rialzo come se volessi assicurarmi che non sia un sogno: no, è lei! È tutto vero, ripenso in un attimo alla prima notte a Pamplona, sto per sedermi a terra come fanno tutti i pellegrini quando sento gridare il mio nome: Massi!

Alessio e Sara erano lì ad attendere il mio arrivo. Ci abbracciamo, stringo forte Alessio e Sara la alzo da terra. Finalmente mi siedo. Sono ancora confuso.

Sono rimasto un paio di giorni a Santiago. Ogni giorno sono passato davanti alla cattedrale e mi sono seduto nella piazza per ore.

Quando raggiungi il tuo obiettivo dopo 720 chilometri a piedi, dolori, paure, incertezze, debolezze, problemi muscolari e difficoltà, tutto svanisce. Ti rimane dentro solo la forza e la determinazione che hai cercato e trovato dentro te stesso.

Sei incredulo, ma ce l’hai fatta. Ti rimane solo l’incredibile unione con degli sconosciuti con cui hai condiviso tutto e le emozioni dei paesaggi unici. Hai dentro la serenità di chi è pronto ad affrontare tutto.

Ti siedi davanti alla Cattedrale e non vai più via. È tua. Te la meriti. Continui a fissarla come se fosse un trofeo, il resto non conta.

Ognuno seduto in questa piazza ha il suo trofeo, ognuno la sente solo sua. Rimango qui, seduto.

Ho camminato ogni giorno e ora?

Puoi seguire il mio viaggio anche attraverso il mio profilo Instagram @mase.ph

Qui puoi recuperare tutte le tappe del viaggio di Massi.

Se sei interessato al Cammino di Santiago leggi la recensione di “Sei vie per Santiagoil film presente nel nostro catalogo.

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