Viaggi consapevoli

Il vaccino di Santiago- giorno XX- Il bivio

IL BIVIO

Dove abbiamo sbagliato? Quando l’umanità ha completamente sbagliato strada?

I miei piedi migliorano e la caviglia non mi fa più male, comincio a camminare meglio. Ogni mattina i primi chilometri sono difficili, poi i piedi si riscaldano e riesco a mantenere un buon ritmo. Il mio corpo sembra essersi abituato, non l’avrei mai detto.

Camminare meglio non solo mi permette di andare più veloce, ma soprattutto mi permette di pensare liberamente.

Continuo a camminare lungo i sentieri del Cammino di Santiago, i piedi vanno da soli, uno dopo l’altro, i dolori sono spariti e io ho la mente che è troppo libera di pensare. Volo con la fantasia e le domande mi nascono nella testa.

I miei piedi non schivano più le pietre, calpestano ogni cosa, in salita le bacchette mi spingono e lo zaino è diventato parte di me, non ne sento più il peso.

Immagino l’umanità intera davanti a un grosso bivio. Tutti insieme ci siamo guardati in faccia e indecisi su che strada prendere ne abbiamo scelta una.

Tiziano Terzani diceva che davanti a una strada che si biforca, bisogna scegliere sempre quella in salita: noi abbiamo scelto l’altra. Quella più facile e che avrebbe accontentato i molti. Non sapendo che avremmo scelto la strada dell’indifferenza, dell’invidia e dell’egoismo.

Continuo a macinare chilometri e non c’è persona a cui io non sorrida e che non mi sorrida.

Io che sorrido: mi sembra un ossimoro.

Cammino tra gli alberi e a ogni incontro c’è condivisione, si scambia una parola, in qualsiasi lingua, le prime domande sono sempre le stesse: da dove sei partito, in quale giorno, di dove sei, poi si offre un frutto o un po’ di cioccolata, un consiglio su come curare le vesciche o un incoraggiamento.

Ci si supera e ci si saluta con la certezza di non rincontrare più quel pellegrino, diverso il ritmo, le tappe, l’esperienza, la lingua: diverso tutto.

Quella certezza crolla sistematicamente nel chiosco successivo, quando ti siedi e ti ritrovi a condividere, dopo qualche istante il tavolino, una caña (birra alla spina ndr) e la solita tortilla di patate con uno sconosciuto che avevi salutato per sempre e che da adesso in poi sarà un tuo nuovo amico.

Andiamo tutti nella stessa direzione: Santiago.

Parliamo di amori, politica, vita vissuta e dei nostri paesi, scambiamo esperienze sui dolori e parliamo di covid-19. Siamo i primi a disinfettare le mani e a utilizzare la mascherina e ogni tipo di accorgimento quando serve, ma condividiamo tutto: camere, bagni, tavoli, sedie.

A Santiago ci vogliamo arrivare, tutti.

Ed è sbalorditivo come un gruppo di persone che desiderino la stessa cosa, ogni giorno facciano di tutto per ottenerla, impegnandosi, aiutandosi e sostenendosi.

Se fosse possibile mi piacerebbe un mondo governato da quelli del cammino. Mi piacerebbe un altro mondo, che al momento di scegliere la strada avesse quella in salita, all’apparenza più dura, fatta di rispetto e condivisione. Una strada dove tutti hanno il loro spazio e che avrebbe tenuto tutti uniti e insegnato che si può arrivare alla stessa meta e raggiungere lo stesso obiettivo senza dover per forza distruggere o combattere.

Era meglio quando avevo i dolori che mi occupavano la testa. Ora spero di cambiare il mondo quando non sono nemmeno capace di cambiare me stesso.

Continuo a camminare, vedo il solito campanile del prossimo villaggio, è vicino. Lo posso quasi toccare con la mano, è lì, riconosco i particolari, sorrido, ma non ci casco più: mancano almeno quattro chilometri, ancora un’ora di marcia, che vuoi che sia.

Prendo il telefono, faccio partire un brano dalla mia play-list, lo rinfilo nella tasca dei pantaloncini, la musica si spande su tutto il sentiero e io continuo a macinare chilometri aspettando il prossimo bivio.

Puoi seguire il mio viaggio anche attraverso il mio profilo Instagram @mase.ph

Qui puoi recuperare tutte le tappe del viaggio di Massi.

Se sei interessato al Cammino di Santiago leggi la recensione di “Sei vie per Santiagoil film presente nel nostro catalogo.

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