Recensioni

Huicholes- gli ultimi guardiani del peyote

Cosa conta di più la conoscenza o il profitto? La salute o il posto di lavoro?
Queste domande circondano tutto l’ambiente lavorativo globale e non fa certo eccezione il Messico, precisamente in Wirikuta: un deserto, sacro per gli Huicholes, una popolazione nota per l’uso del peyote come tramite per la conoscenza nelle alte montagne del Messico centrale, tra le catene montuose della Sierra Madre Orientale e Zacatecas, vicino alla Real de Catorce.

Per oltre trecento anni, in questa regione, hanno convissuto insieme minatori e la popolazione dei Wixarika (anche chiamati Huicholes). Il terreno, ricco di minerali, è stato affidato in gestione a delle compagnie minerarie canadesi. Quasi la metà della riserva è pronta per diventare una enorme miniera.

Il regista Hernàn Vilchez ci fa conoscere il suo popolo e la sua Cultura. È il figlio di Urramuire, il murakame, una sorta di medico-sacerdote, della comunità Wixarika de la Laguna. La macchina da prese segue il più importante rito del loro credo, un pellegrinaggio per rinnovare l’alleanza gli dei e con i loro avi, che in origine consisteva in diciotto giorni di cammino per raggiungere cinque precise destinazioni, e che ora, invece, si esegue per lunghi tratti con macchine e furgoni. Fa strano vedere questi luoghi sacri recintati.

Lo strumento tipo degli Huicholes, la popolazione famosa per il peyote

Gli Huicholes sono uno delle più antiche popolazioni di indigeni dell’America centrale. I loro costumi e usanze sono tramandate di generazione in generazione. Una delle fondamenta del loro credo è l’utilizzo del peyote, una pianta dagli effetti allucinogeni, per comunicare con gli dei e per conoscere la storia degli antenati e quella che deve ancora venire attraverso sogni rivelatori. Il mondo moderno sta lentamente minando la loro esistenza, sempre più turisti li seguono nei loro riti, alcuni arricchendosi interiormente, mentre altri, con il solo scopo di provare il peyote

Il documentario non si sofferma solamente sul cammino di questa popolazione, ma ci mostra anche gli abitanti del Catorce, favorevoli alla miniera. Lo stato ha dimenticato questa regione che versa in precarie condizioni economiche dopo che l’ultima miniera è stata chiusa. C’è una guerra di intenzioni in questo territorio: gli abitanti, non tutti, che vogliono la miniera per tornare a vivere e la popolazione dei Wixarita che, per lo stesso motivo, non la vogliono. Il regista segue il percorso del movimento pro-Wixarita e del suo ambasciatore nel mondo all’Onu e durante le grandi manifestazioni per supportare la popolazione indigena.

Diversamente da altre situazioni di questo tipo, dove gli indigeni venivano lasciati a loro stessi, gli Huicholes possono contare su un forte appoggio mediatico che si fa eco a livello mondiale. La causa ha attirato a sé tutti gli ecologisti del paese. La miniera, l’inquinamento, lo spreco di acqua, la contaminazione delle falde acquifere, il vendersi, ancora una volta, a multinazionali straniere, invece di aiutare concretamente gli sfortunati cittadini del Catorce, ha reso possibili eventi come il concerto tenutosi a Città del Messico, dove migliaia di persone hanno espresso la solidarietà alla loro causa (compreso Zack De La Rocha, storico frontman dei Rage Against the Machine).
Consci che il problema è la scarsità di lavoro, buona parte dei fondi ricavati dagli eventi a sostegno della causa pro-Wixarita, sono stati devoluti per costruire piccoli orti familiari e dei sistemi di tubature che permettano di irrigare i terreni.

L’intera popolazione Wixarita, unitasi dopo tanti anni di conflitti interni, ha aperto la loro cultura a tutti media, lasciandosi filmare e fotografare durante il loro rito più importante. Anche i più intransigenti degli indigeni sono stati convinti ad accettare questo cambiamento, per combattere ancora più duramente le compagnie minerarie.

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