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Voices of Transition: cambiare il consumo

Voices of Transition è un film che è anche una call to action, un invito alla presa di coscienza, una testimonianza e allo stesso tempo un manuale su come fare la differenza. Girato da Nils Aguilar, il documentario si sposta tra Francia, Inghilterra e Cuba, cercando di raccontare e informate lo spettatore sulle contraddizioni del sistema produttivo agricolo mondiale.

LA RIVOLUZIONE DEL CIBO

Le sue insostenibilità, gli interessi corporativi che ne guidano le decisioni, lo spreco di risorse energetiche e lo sfruttamento intensivo della terra. Tutte problematiche presenti, gravi e pressanti, che di certo non possono più venire ignorate.

Ma Voices of Transition non si ferma qui: non intende essere una denuncia disperata, né una proiezione catastrofista. Come si evince dal titolo, è un insieme di voci: voci di produttori, agricoltori, imprenditori e organizzatori decisi a cambiare il mondo.

E il cambiamento parte proprio dal cibo. Da come viene prodotto, da come viene pubblicizzato e consumato. Attorno a queste trasformazioni possono crearsi nuove comunità, nuovi modi di condividere lo spazio, il cibo e il lavoro.

È il caso della città di Totnes, in Ignhilterra, dove i produttori locali si organizzano in servizi di distribuzione volti a creare comunità, interazione e consapevolezza. Gli esperimenti nella realizzazione di nuovi sistemi produttivi hanno portato a grandi risultati, e addirittura a nuovi circuiti economici, con la creazione di un sistema creditizio alternativo e più equo nei confronti dei contadini.

IL FRONTE MONDIALE DEL CAMBIAMENTO

L’esplorazione si addentra anche nella Francia rurale, da sempre terreno di scontro tra le comunità agricole locali e i grandi monopoli del cibo. Qui incontriamo teorici, agronomi ed economisti, tutti uniti dalla stessa convinzione: il sistema agroalimentare, gestito da aziende multinazionali come la tristemente nota Monsanto, non è più sostenibile.

Da loro parte la ricerca e lo studio dell’alternativa, il nuovo approccio al consumo, la teorizzazione di una cultura del riutilizzo. Lotte dure, i cui segni si leggono chiaramente sui volti stanchi ma determinati delle tante voci che popolano questo documentario.

Ma ci sono anche voci più forti, voci chiare e definite che risuonano come uno squillo di speranza dall’altra parte del mondo. Paradossalmente, dalla parte che consideriamo più povera e arretrata. È il caso di Cuba, che viene presa come esempio virtuoso da Aguilar.

Un paese dove le necessità produttive sono dettate dal consumo della popolazione, e non dalle esigenze di mercato. Dove i modelli dannosi, basati sulle monoculture di canna da zucchero, stanno venendo lasciati indietro, in favore di un’agricoltura pensata per nutrire la terra e i suoi abitanti, non per impoverirli.

LA SPERANZA DI UN NUOVO MONDO

In quei paesi dove la presa del capitalismo alimentare, dove le aspirazioni e le avidità del potere non stringono altro che l’aria, c’è ancora la speranza di vedere sorgere un nuovo modo di pensare e di vivere.

Il documentario di Nils Aguilar, come lui stesso lo definisce sul suo sito ufficiale, è un “film d’azione nel vero senso della parola”. Non vuole informarci, non vuole intrattenerci, ma vuole spingerci ad agire, dimostrando come un mondo diverso sia davvero possibile.

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