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Stonehenge: il cerchio magico

L’antichissimo complesso megalitico di Stonehenge attrae da secoli l’attenzione degli studiosi e stimola l’immaginazione del mondo. La sua struttura misteriosa, il luogo in cui sorge, l’enigma della sua funzione sono al centro di speculazioni e ricerche che vanno avanti da secoli.

Ma che cosa rende Stonehenge così speciale? Qual è la sua storia, in quale contesto è stato eretto? Queste sono le tematiche affrontate in questo breve documentario, un cortometraggio informativo che approfondisce la storia culturale e antropologica di uno dei più impressionanti monumenti dell’Europa preistorica.

STONEHENGE, IL LUOGO DELLE RADICI

Diretto da Jordan River, regista e documentarista italiano già noto per numerosi lavori sul mondo dell’arte, come il suo film sull’opera di Caravaggio, questa breve pellicola riassume in maniera funzionale e esaustiva il passato di questo complesso di giganteschi massi.

Un passato legato alle culture preistoriche, principalmente di derivazione celtica, e al loro sistema di credenze basato sull’osservazione astronomica, sull’andamento delle stagioni e il loro effetto sul ciclo naturale del mondo, sul legame con forze magiche e spiritiche nascoste sotto il velo della realtà.

Un discorso che approda a figure ben note del folclore britannico e europeo, come gli antichi e misteriosi druidi, gli sciamani dell’Europa settentrionale, arrivando a nomi che continuano ad avere influenza anche ai giorni nostri, come il mago Merlino e lo stregone Gandalf, entrambi derivati da questo immaginario ancestrale.

Il documentario Stonehenge ci porta a riconsiderare la nostra civiltà. Ce ne fa riscoprire i risvolti magici, le sue origini mitologiche, le radici di cui riappropriarci. L’esplorazione e la comprensione dell’enigma di Stonehenge, pur non giungendo a una risposta univoca, ci fa riscoprire domande perdute sulla nostra identità e su come essa si sia evoluta in un contesto permeato di miti e leggende che tutt’ora perdurano.

UN ALTRO DOCUMENTARIO DI JORDAN RIVER

La regia di Jordan River, come sempre incentrata sulla manipolazione suggestiva delle immagini e sulla cura di un montaggio dondolante e a tratti ipnotico, si accompagna alla narrazione di Salvatore Audia, membro del suo team di produzione oramai da diversi documentari.

A dare l’ossatura a questo lavoro, la sceneggiatura e il lavoro di ricerca firmato da River insieme alla sua collaboratrice Michela Albanese. La loro collaborazione ha, ancora una volta, creato una piccola opera che nonostante la brevità riesce a intrattenere e illuminare lo spettatore su uno dei reperti più impressionanti dell’Europa pre-cristiana.

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