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Coronavirus, la natura ci dice “non siete soli”

Il Coronavirus ha bloccato il mondo e imprigionato l’umanità, ma dalla natura arriva una carezza. I delfini vicini alle coste, le papere che camminano per le strade vuote e molto altro per riportare la bellezza dove deve stare, ovunque. Un mondo che rinasce donandoci un sorriso.

La natura danza

La pandemia continua a confinarci tra le nostre mura, solo il silenzio aleggia nelle città, ma questo sacrificio per la salute di tutti ha portato anche segnali di bellezza. Con il blocco globale degli spostamenti e il calo della produzione industriale abbiamo assistito ad un netto calo dell’inquinamento, ad un rifiorire che possiamo osservare ogni giorno anche nel nostro paese. I rospi smeraldini hanno scelto un cantiere interrotto nel centro di Bari come loro habitat per la stagione degli amori, ecco che in mezzo a costruzioni abbandonate, che ispirano solo tristezza, si sente il canto di questi anfibi speciali a riportare la speranza. Sulle rive del Garda le uova dei cavedani, che prima venivano rotte dal calpestare dei bagnanti, tornano a schiudersi, come a volerci dire “Nonostante tutto ci fidiamo ancora di voi”. In Versilia mamma papera, seguita dai suoi piccoli, cammina in piena città e la vediamo attraversare le striscie pedonali per ricordarci “Rispettate le regole, soprattutto ora, per il bene vostro e dei vostri figli”.

Anche i nostri mari, non più invasi da trasporti, pescatori o sportivi, sperimentano questa rinascita, ecco che vediamo le balene vicino all’Isola d’Elba e nello stretto di Messina, vediamo i delfini nella laguna di Venezia, nel mare di Taranto e in molti altri posti, che nuotano e giocano sempre più vicini alle coste; vengono per lasciarci un messaggio “Anche nel dolore la vita vince sempre”.

E ancora, i cinghiali davanti alla stazione di Genova, i daini sulle spiagge e un considerevole ripopolamento delle api, fondamentali per ogni ecosistema. Un grande messaggio di questa resurrezione naturale ci arriva anche dall’estero, precisamente dall’India, dove i cittadini di Jalandhar sono tornati ad ammirare, dopo ben trent’anni, le vette dell’Himalaya che si stagliano sul paesaggio circostante. Questo perchè la stasi delle fabbriche ha permesso il rischiararsi dei cieli, un invito a guardare in alto partendo dal cambiamento del basso.
In ultimo ma non per importanza, il mondo vegetale che assapora una libertà tutta nuova lontana da prodotti chimici che ne deturpano l’equilibrio. Proprio il verde ci restituisce un’immagine concreta, l’erba che nella romana piazza Navona cresce in mezzo ai sampietrini, un simbolo per la necessità di dover trovare spezio per tutti.

La natura ci sta venendo incontro dimostrandoci che non siamo soli ma quando torneremo alla nostra quotidianità sociale e lavorativa dobbiamo ricordarci di questo mondo amico. Soprattutto dobbiamo impegnarci a stipulare una nuova forma di contratto naturale fondato sul rispetto e una nuova forma di economia che faccia fluire le risorse senza soffocare il nostro pianeta. La rinascita è già adesso perchè “adesso” è tutto ciò che esiste. 

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