Recensioni

Chloe: un docufilm su vita e yoga

Quando parliamo della storia di una vita, che cosa stiamo raccontando? Una storia fatta di emozioni e paure, di corpi e menti intrecciati in un legame indissolubile, di percorsi definiti dalle nostre scelte.
Questo è il racconto delle nostre vite, come quella di Chloe, la protagonista che dà il nome a questo documentario.

Chloe, il nome generico di una ragazza qualunque, sospesa tra la realtà dell’individuo e la finzione della persona scenica, come una moderna reincarnazione dell’Emilio che ci guida in un mediometraggio in cui si respira l’ascendenza dei trattati di vita, delle exhortatio latine.

La crescita di Chloe comincia con il risveglio, il vero punto di svolta dell’esistenza, la presa di coscienza della gravità del mondo, del terrore e della meraviglia che la nostra vita proietta. E accanto alle sue domande, alle sue indagini, affiorano le risposte: maestri yoga, neuroscienziati, filosofi intenti a esporre la tesi fondamentale che ha ispirato questo documentario.

Un’opera divulgativa ricca di intimità

La regia è affidata a Simona Mondello, insieme a Raya Visual Art, una casa di produzione indipendente e già affermata con numerosi videoclip per artisti musicali e cortometraggi di diverso genere. Questa esperienza nella realizzazione di un docufilm nasce dal vissuto personale della regista, dalla sua lotta con gli attacchi di panico e, ancor più in profondità, con l’interrogarsi sul senso e sulle sfide della sua vita.

L’autenticità è vibrante e porta la trama a fondo, mettendo in scena sogni, suggestioni e fantasie scaturite dall’esperienza della regista, nelle quali chiunque abbia provato a guardarsi dentro potrà riconoscersi. E per tutti coloro che si sono posti domande di questo genere, cercando delle risposte ai loro interrogativi, il film offre esempi preziosi. Un vero e proprio arricchimento per l’interiorità dello spettatore.

Simona Mondello dispone la sua opera su un doppio binario: quello espositivo, composto dalle sequenze in cui si dà spazio alle opinioni di persone reali, e quello narrativo, in cui la storia di Chloe, il suo viaggio di scoperta, scandisce il ritmo del discorso.

Scegliere di ritrovare noi stessi, oltre ogni opposizione

Una narrazione binaria, che risolve un dualismo, supera la dicotomia che contrappone il corpo alla mente per illustrare una scelta diversa, dove corpo e mente sono una cosa sola, dove le cure riservate a uno si ripercuotono sull’altra, in una prospettiva unitaria e vivificante.

Ed è proprio su questa scelta, la scelta di Chloe, che l’opera sembra ampliare ed evolvere una prospettiva kierkegaardiana: la svolta dello Yoga, lo stile di vita dello Yogi, come pratica continua e costante, fisica e morale, che viene intrapresa per creare una rottura con la nostra vecchia vita.

Le paure, il panico, il disagio e i disturbi che perseguitano Chloe scalpitano lungo il suo cammino, sentiamo la loro stretta soffocante sullo schermo come nella vita. Ed ecco che Simona Mondello ci apre gli occhi: la scelta dello Yogi ci può rimettere in armonia con tutto ciò, trasformare paura e angoscia in forze positive, renderci recettivi alle lezioni che hanno da insegnarci.

L’educazione yoga di Chloe e di tutti noi

Chloe non è un vago documentario sulle pratiche yoga, ma quasi una mappa con cui entrare in quel mondo. La macchina da presa ci guida in luoghi precisi: biblioteche, templi, palestre. Trama e location puntano a farci familiarizzare, a farci conoscere i posti, a metterci in contatto con tutto ciò che è il mondo dello Yoga.

Chloe potrebbe essere il racconto pedagogico per la persona moderna che desidera prendersi cura di se stessa, intraprendere un sentiero di guarigione del corpo e di risveglio spirituale. Non resta altro da fare che sedersi e specchiarsi in questo film: perché Chloe, la giovane e fragile donna in cerca della sua vera forza in un mondo in cui si sente annegare, non è altro che una maschera fatta a nostra immagine.

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